Buon compleanno Jo Cox

È passata una settimana dall’uccisione della parlamentare laburista britannica conosciuta come Jo Cox il cui nome per intero è Helen Joanne, assassinata da un fanatico ultranazionalista al grido “prima la Gran Bretagna”, slogan utilizzato dai partiti di estrema destra.

Jo Cox era un personaggio politico ma soprattutto un’attivista per i diritti umani. Aveva lavorato per diversi anni nella cooperazione internazionale prima di dedicarsi alla politica. Il 14 giugno, nel suo ultimo articolo pubblicato anche sul suo profilo Facebook, aveva dedicato una riflessione molto articolata rivolta al governo britannico con la quale chiedeva di interrompere per sempre la vendita di armi all’Arabia Saudita. Spiegava inoltre che quelle armi venivano usate nella guerra in Yemen, le cui prime vittime, che piaccia o meno agli occidentali, sono i bambini.

Il Regno Unito è uno dei maggiori fornitori di armi dell’Arabia Saudita, con vendite che hanno toccato i 6 bilioni di sterline nel solo 2014. Se il governo continua a vendere armi a monarchie che le utilizzano per perseguitare e uccidere i civili e distruggere le infrastrutture, stando al diritto nazionale, dell’Unione Europea e a quello internazionale, allora lo fa illegalmente. La guerra nello Yemen, che difficilmente viene raccontata sui media nazionali, sembra ormai un conflitto risolto, salvo per il fatto che continua a produrre morte e devastazione.

La parlamentare inglese e laburista avrebbe presentato proprio il 29 giugno p.v. un report “sui pregiudizi anti-islam nel 2015” in Gran Bretagna curato dall’Associazione Tell Mama. Lo studio denuncia come nel solo 2015, in territorio britannico, ci siano stati circa l’80% in più di attacchi e aggressioni contro i musulmani rispetto all’anno precedente.

Sentimenti xenofobi e anti-islam che, purtroppo, in questo caso, sembrano unire l’Europa intera. Movimenti che preoccupano e fanno vacillare i principi cardini dell’Unione europea. Giovedì con il referendum sulla Brexit, si giocherà una partita importante per l’Europa. Dopo questo appuntamento sarà indispensabile però aprire una riflessione seria sugli interessi che ognuno dei suoi Paesi continua ad avere con le dittature e la responsabilità morale e politica legata al traffico di armi, di uomini e donne, di soldi che continua a saldare il mondo nonostante i suoi confini e i trattati internazionali.

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