Cara di Mineo: 6 nuovi avvisi di garanzia

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Sembra destare poco scalpore sulla stampa nazionale. Eppure la notizia è di quelle che dovrebbe generare dibattito, polemica, scandalo. Si tratta dell’ennesima dimostrazione della trasformazione del nostro sistema di accoglienza in business, spesso illegale e truffaldino. Al centro del mirino ancora il Cara di Mineo.

Dalla mattina di oggi, 22 giugno c.a., la polizia di Stato sta eseguendo perquisizioni e sequestri e notificando avvisi di garanzia a sei indagati dalla Procura di Caltagirone per una presunta truffa da un milione di euro nella contabilità sulle presenze di migranti nel Cara di Mineo. Il cara di Mineo è un centro di accoglienza già oggetto di scandali e inchieste nel corso degli anni passati. Un modello di accoglienza sbagliato, occasione per politici, amministratori e imprenditori senza scrupoli per fare affari sulle spalle dei migranti e dello Stato. Ci sono molte ricerche che in tal senso ne illustrano i limiti e le contraddizioni. Tra queste ricordiamo il saggio di Simone Andreotti “Dai centri d’accoglienza ad un sistema d’accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati”, in Migranti e territori (Ediesse, 2015). Un’articolata riflessione sul sistema di accoglienza italiano che aiuta a comprenderne la natura intima come anche la necessità di riforme importanti che vadano nella direzione di una maggiore trasparenza nelle procedure di assegnazione e di una metodologia gestionale e di intervento sui richiedenti asilo in primis più professionale e realmente d’aiuto.

Le indagini della squadra mobile e del commissariato siciliano sono state avviate su risultanze dell’inchiesta Mafia Capitale, ma non riguarda il filone principale sulla gara complessiva, ritenuta illegittima dal presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, di cui è titolare la Procura di Catania. L’inchiesta, coordinata dal procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, ipotizza i reati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai danni dello Stato e dell’Unione Europea.

Non possiamo che attendere l’esito delle indagini e dell’eventuale processo. Nel mentre si può continuare a studiare e monitorare il fenomeno, sperimentare nuovi modelli di accoglienza territoriali e soprattutto elaborare un sistema di accoglienza italiano finalmente virtuoso e non condizionato dagli itneressi, spesso deviati, di speculatori di ogni sorta.

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