Sud Sudan, nuovi scontri armati, ancora morti e rischio crisi umanitaria

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In Sud Sudan riprendono gli scontri armati in un territorio già gravemente colpito da povertà, carestia e disastri ambientali. Gli esperti parlano di circa 500 mila persone a rischio. Secondo Medici Senza Frontiere sarebbero già centinaia i morti, forse più di 300, centinaia i feriti e 10 mila gli sfollati. In due anni e mezzo i combattimenti hanno già provocato la morte di quasi 50 mila persone e una grave crisi umanitaria, in un Paese già poverissimo, nonostante le grandissime riserve petrolifere.

A fronteggiarsi sono le truppe governative fedeli al presidente Salva Kiir e gli ex ribelli che appoggiano il primo vicepresidente Riek Machar, tornato nel Paese dopo gli accordi di pace siglati nell’agosto del 2015. Tra le vittime degli scontri di questi giorni ci sono anche quattro caschi blu – due cinesi e due ruandesi – della missione UNMISS (United Nations Mission in South Sudan) e altri sei sono rimasti feriti. I fragili accordi avrebbero dovuto mettere fine ad una sanguinosa guerra civile iniziata nel dicembre del 2013, quando Kiir accusò Machar di aver pianificato un colpo di Stato per far cadere il suo governo, solo due anni dopo l’indipendenza ottenuta il 9 luglio del 2011 attraverso un referendum.

Si rischia ora una nuova crisi umanitaria che farà precipitare l’intera regione nel caos mentre l’Africa non può continuare a vivere di drammi e di povertà.

Speriamo presto in un intervento nel merito delle Nazioni Unite e di tutte le organizzazioni che possano dare assistenza e sollievo ai sudsudanesi. Seguiremo con attenzione questa vicenda, sapendo che la pace ha bisogno di impegno e soprattutto del silenzio delle armi. Una combinazione difficile ma non impossibile, nonostante gli interessi in gioco e la stupidità dell’uomo.

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