Forse pace in Darfur, Blue Nile E Sud Kordofan

Lunedì 08 agosto, i principali gruppi ribelli sudanesi hanno firmato una road-map per porre fine ai conflitti[...]

dal sito africavista.it

MONDI GLOBALI

Lunedì 08 agosto, i principali gruppi ribelli sudanesi hanno firmato una road-map, promossa dall’Unione africana, per porre fine ai conflitti in Darfur, Blue Nile e Sud Kordofan. Tra di essi il Justice and Equality Movement, il Sudan People’s Liberation Movement-North e una fazione del Sudan Liberation Army (SLA-Minnawi). Un’altra fazione del Sudan Liberation Army, la Sla-Aw dovrebbe firmare a breve.

«La priorità assoluta è fermare le guerre e fornire aiuti umanitari alle popolazioni colpite», è scritto in un comunicato del gruppo di sudanesi che hanno firmato l’intesa. In questi anni, decine di migliaia di persone sono state uccise e milioni sono state costrette a lasciare le loro abitazioni nelle tre regioni dove gruppi ribelli si sono scontrati con l’esercito di Karthoum.

I combattimenti in Darfur, Blue Nile e del Sud Kordofan hanno drenato molte risorse e hanno anche ostacolato i progressi sulla riduzione del debito. Il bilancio statale sudanese è gravato da decine di miliardi di dollari di debito e il Paese è sotto embargo commerciale degli Stati Uniti. La guerra civile nel vicino Sud Sudan ha ulteriormente influito la ripresa economica di Khartoum.

Questa intesa dovrebbe aprire la strada a un cessate-il-fuoco permanente che, da un lato, permetterebbe l’avvio e il proseguimento di negoziati e, dall’altro, la creazione di corridoi per far affluire aiuti umanitari nelle tre aree.

«Quanto è successo lunedì è un passo positivo sulla strada verso una soluzione globale e pacifica della crisi in Sudan», ha detto al quotidiano egiziano Al Ahram il portavoce del Justice and Equality Movement. «Ora si avvieranno colloqui diretti per il cessate-il-fuoco in Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile», ha aggiunto Jibril Bilal, riferendosi ai colloqui che dovrebbero iniziare già oggi ad Addis Abeba.

L’iniziativa è sostenuta anche dagli Stati Uniti, dall’Unione europea e i Paesi dell’Africa orientale e dovrebbe dare anche un impulso a un dialogo nazionale più ampio che affronti il malcontento generale in Sudan e aiuti il Paese a riprendere la strada della crescita e dello sviluppo.

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