Nasce la Comunità Indiana del Lazio: migliaia di indiani si uniscono per chiedere diritti e giustizia

Nasce l’associazione Comunità indiana del Lazio. Sembra una notizia di poco conto, invece è una delle più significative per Tempi Moderni

Nasce l’associazione Comunità indiana del Lazio. Sembra una notizia di poco conto, invece è una delle più significative per Tempi Moderni. L’associazione ha lo scopo di unire e organizzare tutta la comunità indiana residente nel Lazio fornendo loro servizi fondamentalI capaci di garantire percorsi di inclusione sociale, contrastare forme organizzare e diffuse di sfruttamento lavorativo e tutelare e diffondere i propri usi, costumi e tradizioni, anche religiose. 

Il presidente dell’associazione è Gurmukh Singh. La sua storia è emblematica e significativa di una popolazione migrante che vuole dare a questo paese un contributo importante in termini economici, sociali e culturali. Prima bracciante, dove fa esperienze difficili, tra datori di lavoro che non pagano e un’attività per sua natura faticosa, poco redditizia e logorante. In questo caso entra in contatto con le difficoltà di una comunità che spesso vive condizioni di segregazione sociale, obbligata a lavorare in una nicchia occupazionale difficile come quella del bracciantato agricolo laziale, sfruttata e spesso oggetto di violenze e persecuzioni. Sono esperienze che restano sulla sua mente e che lo formano nello spirito e nel carattere. 

Gurmukh sceglie di uscire da quell’inferno e di aprire una sua attività commerciale nel Sud pontino. Una scelta giusta che gli permette anche di avere una famiglia e di far crescere i suoi figli con serenità. Ma le difficoltà della sua comunità, i casi di suicidio indotti da padroni senza scrupoli in braccianti indiani costretti a lavorare ininterrottamente, il fenomeno del doping usato per lavorare come schiavi da centinaia di suoi connazionali, le buste paga finte e le varie strategie adottate per non pagare il lavoro nei campi degli indiani, lo inducono a non precipitare nel privato ma ad impegnarsi. questo fa chi si indigna e trasforma questa in riflessione, azione e comunità. Lo fa con tenacia, insieme ad alcuni suoi stretti collaboratori e stringendo un forte legame soprattutto con la coop. In Migrazione che da anni è impegnata nel territorio contro le agromafie e lo sfruttamento lavorativo dei braccianti stranieri (e non solo), la CGIL e la Flai CGIL di Latina e Frosinone. 

La comunità indiana del Lazio, anche dopo lo sciopero del 18 aprile del 2016, con più di duemila indiani presenti in piazza della Libertà a Latina per chiedere con l’iniziativa “Tenda Rossa” della Flai CGIL giustizia, diritti e il contrasto reale allo sfruttamento lavorativo, decide di formalizzare la sua presenza, di interagire con tutti i suoi membri mediante assemblee e riunioni continue, di non chinare più la testa dinnanzi al padrone di turno. Gurmukh, insieme ad Harbajan Ghuman, suo vice presidente, rilancia la questione del lavoro, del giusto salario, della legalità, del contrasto alle agromafie. Sembra di rivivere i tempi in cui i braccianti italiani, vittime di un sistema padronale di sfruttamento, si ribellavano occupando serre e terreni. Erano i tempi di Di Vittorio e di Michele Mancino. Questi sono i tempi di una popolazione straniera che ugualmente sfruttata decide di ribellarsi, di denunciare, di costituirsi parte civile nei processi, di accompagnare l’azione di associazioni, cooperative e sindacati. 

Una iniziativa coraggiosa e legittima, forte e determinata. Uno schiaffo diretto a quanti continuano ad affermare che ormai i padroni hanno vinto, ribellarsi non conviene, organizzarsi è inutile. Tempi Moderni accoglierà molti contributi della C.I.L., intervisterà i suoi protagonisti, darà voce alle loro rivendicazioni, li seguirà nelle campagne, nelle assemblee, nei loro negozi etnici, nelle strade abitualmente frequentate da questo popolo. Ne rileverà contraddizioni e virtù, proposte e denunce. Intanto non resta che augurare loro un grande in bocca al lupo e buon lavoro, ben sapendo che il lavoro che spetta a loro è quello che spetta a tutti noi.

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