Storia di S.H., profugo

dal sito di Emergency

“Mi fa male la testa, le gambe e la schiena…non riesco a dormire dai dolori. Non so dov’è e come sta la mia famiglia, non riesco a contattarla perché non hanno il telefono. Anche lo avessero, spesso non c’è la connessione nel mio villaggio e a volte va via anche la luce…“. S.H. ha 27 anni. È nato vicino a Nowshera, in un piccolo villaggio del Pakistan.

A 11 anni ha dovuto lasciare la scuola per cominciare a lavorare nel negozio del padre. Quel negozio di videocassette e strumenti musicali gli è costato molto più degli anni di studio persi. “La sharia parla chiaro: gli strumenti musicali e le videocassette sono proibite” gli ha detto un gruppo di talebani davanti al loro negozio. Hanno ucciso il padre e lui è dovuto fuggire dal paese con i segni delle percosse, lasciandosi tutto alle spalle.

Da 4 mesi è arrivato in Italia e vive per strada tra Mestre e Marghera. Su consiglio della questura è arrivato al Poliambulatorio di Emergency. La prima volta che l’abbiamo incontrato era molto scoraggiato “Se la vita è solo quella che sto vivendo ora, non la voglio, non ha senso”. Non si fidava, si guardava in giro sospettoso, forse perché si trovava in un posto sconosciuto, forse era solo stanco e aveva paura. Gli abbiamo dato una mano a fare la richiesta di protezione internazionale, abbiamo curato le ferite, fisiche e psicologiche e, ultimamente, quando passa da Marghera si affaccia sempre al Poliambulatorio a salutarci“.

Nazhend, mediatore culturale di Emergency al Poliambulatorio di Marghera

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