Ciad: epidemia, malnutrizione e crisi ambientale. Una strage continua

dal sito di medici senza frontiere

“Qui la situazione dei bambini è grave”, dice Bernadette Ammaji, 37 anni, mentre prepara il cibo per i bambini malnutriti e le loro madri presso il centro nutrizionale di MSF nella città di Bokoro, Ciad centrale. “Alcune mamme non hanno i mezzi per poter nutrire i loro figli. Altre li hanno, ma non hanno la giusta istruzione in materia d’igiene e nutrizione. È necessario essere forti e coraggiosi per prendersi cura di un bambino qui. Non è facile”.

Bernadette, che lavora con MSF dal 2012, è una degli oltre 200 operatori impegnati a combattere la malnutrizione nella regione. La malnutrizione è endemica a Bokoro, come nella maggior parte del Ciad, con quasi la metà dei decessi infantili dovuti a tale condizione.

La regione di Bokoro si trova a circa 300 chilometri a est della capitale del Ciad, N’Djamena, nel centro di questo paese dell’Africa centrale senza sbocchi sul mare. È una zona relativamente stabile del paese, ma anche dimenticata, di cui non si parla praticamente mai a causa della presenza strisciante di Boko Haram nel nord-ovest del Ciad.

Quest’anno, nei villaggi di tutta la regione di Bokoro, in collaborazione con il Ministero della Salute, MSF gestisce 15 cliniche mobili per i bambini malnutriti di età compresa tra sei mesi e cinque anni. Nella città di Bokoro, MSF gestisce un centro nutrizionale presso un ospedale del Ministero della Salute dotato di un’unità di terapia intensiva, dove vengono trasferiti i bambini in condizioni di salute più precarie. E per la prima volta, MSF sta lavorando anche nella zona per individuare e cercare di evitare che i bambini a rischio malnutrizione si ammalino.  

Un ‘clima estremo’

Il clima di Bokoro è aspro. Si raggiungono picchi di 45 gradi e le stagioni delle piogge sono molto brevi. “Le condizioni di vita sono davvero difficili qui” dice Suzanne Moher, 36 anni, epidemiologa spagnola che lavora con MSF a Bokoro. “Ora c’è il verde, qui, è vero…ma quando sono arrivata io un paio di mesi fa non c’era alcun segno di vita”.

La popolazione ha solo un paio di mesi di tempo per coltivare – solitamente miglio – in quantità sufficiente a farselo bastare un anno. La stragrande maggioranza delle persone della zona è dedita all’agricoltura di sussistenza, quindi un cattivo raccolto può avere conseguenze devastanti. In questo momento, centinaia di donne portano ogni giorno i loro bambini presso le cliniche mobili di MSF, poiché il numero di bambini colpiti da malnutrizione ha raggiunto il suo picco annuale. Le famiglie non hanno ancora mietuto il raccolto di quest’anno, ma l’anno scorso il raccolto è andato male e alcune persone sono rimaste senza cibo. Il mese scorso, MSF ha trasferito in media 50 bambini a settimana dagli ambulatori alla sua unità di terapia intensiva di Bokoro per cure d’emergenza.

Tradizioni pericolose

I neonati e i bambini piccoli a Bokoro vengono colpiti dalla malnutrizione a causa di pratiche culturali che possono involontariamente causare più danni che benefici. “Alcune mamme qui dicono che quando viene concepito un altro figlio, il loro latte materno non è buono per il figlio che hanno già”, dice Benedicte La-Toumbayle, 28, un’infermiera ciadiana del centro nutrizionale MSF della città di Bokoro. “Pensano che, continuando ad alimentare il loro bambino con il latte materno, danneggiano quello che portano in grembo”

Le madri spesso preferiscono affidare il loro bambino malato a un capo religioso, piuttosto che alle cure di una clinica. I Marabout [leader religiosi islamici] possono recitare le preghiere coraniche per il bambino, somministrare loro un intruglio a base di piante che possono essere velenose, praticare tre tagli sullo stomaco di un bambino o tagliare loro l’ugola, nella parte posteriore della gola. Nel migliore dei casi, questo può causare ritardi nel trattamento di cui i bambini malnutriti hanno bisogno e, nel peggiore dei casi, i bambini vulnerabili, il cui sistema immunitario è stato indebolito dalla mancanza di cibo, possono morire avvelenati o per infezione.

Ad aggravare la situazione, il fatto che il viaggio verso le cliniche pubbliche in Ciad può essere costoso. Spesso le cliniche non hanno le medicine necessarie né personale adeguatamente formato e, nonostante una politica nazionale di assistenza gratuita per i bambini malnutriti, spesso ci sono altri costi nascosti che rendono impossibile alle persone che vivono in quest’area permettersi queste cure fondamentali. 

“Purtroppo, un bambino è morto oggi” dice Benedicte. “A casa gli avevano dato da mangiare qualcosa che faceva parte di un metodo di medicina tradizionale che lo ha avvelenato. Quando il bambino è arrivato qui in clinica abbiamo fatto tutto quello che potevamo. È terribile trovarsi di fronte a così tanti bambini che soffrono, ma è anche ciò che mi motiva per andare avanti e aiutarli”.

Mancanza d’informazione

Ad aggravare questi fattori di rischio è la diffusa mancanza di conoscenza a Bokoro in fatto di nutrizione. “Invece del latte materno, le mamme a volte danno latte di capra o ‘bouille’ [una specie di brodo, spesso a base di miglio], o altri alimenti per adulti ai loro bambini, che di conseguenza soffrono di diarrea e malnutrizione”, afferma Benedicte.

I livelli d’istruzione sono bassi, con un tasso di alfabetizzazione nazionale di appena il 33 per cento e la maggior parte delle madri che MSF incontra qui non ha trascorso neanche un giorno a scuola. Molte non capiscono cos’è che fa ammalare i loro figli. Una breve lezione d’igiene e nutrizione è una parte essenziale della visita di ogni madre alla clinica o all’unità di terapia intensiva di MSF. 

Ci vuole prevenzione per affrontare i casi di malnutrizione cronica

In questo periodo dell’anno, MSF ha lanciato una risposta d’emergenza alla malnutrizione a Bokoro, quattro volte negli ultimi cinque anni. È  diventato chiaro che non si tratta di emergenze una tantum, bensì di una parte di un modello di malnutrizione ricorrente con cause complesse e interconnesse. Di conseguenza, quest’anno abbiamo iniziato a intervenire a Bokoro, prima che i casi di malnutrizione raggiungessero il picco massimo all’inizio della stagione delle piogge (da maggio a ottobre), costruendo centri nel mese di gennaio, invece che di luglio. Da allora, MSF ha curato più di 9.140 neonati e bambini colpiti da malnutrizione acuta. Quest’anno, MSF ha, inoltre, introdotto una nuova parte del progetto che ha come obiettivo primario la prevenzione della malnutrizione di neonati e bambini. 

Le diverse équipe di MSF hanno distribuito razioni supplementari di cibo pronto per l’uso zanzariere e sapone a più di 30.000 madri in tutta Bokoro, oltre a una breve lezione su salute e nutrizione. Il lavoro è duro, ma lo staff di MSF s’impegna con passione, perché sa che è necessario farlo se vuole combattere efficacemente la malnutrizione cronica. “Spesso arriviamo al sito di distribuzione che sta iniziando a piovere a dirotto”, dice Elizair. “Ma dobbiamo andare fuori sotto la pioggia insieme alle donne, mostrando loro che è importante essere qui, che ne vale la pena”.”I bambini che si presentano presso i nostri siti di distribuzione dovrebbero essere in buona salute, e invece sono a rischio di malnutrizione”, così Elizair Djamba, supervisore del team di distribuzione MSF a Bokoro. “Per la prima volta a Bokoro quest’anno, stiamo dando a questi bambini razioni di cibo supplementare appositamente formulato e offrendo loro la possibilità di rimanere in buona salute”.

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