Recensione de La Quinta Mafia di Anna Scalfati su Articolo21

E’  forse riduttivo  parlare di “Quinta mafia” pensando di trattare un tema specifico legato ad attività criminali. Il nuovo libro di Marco Omizzolo, sociologo, attivista dei diritti umani e ispiratore con le sue denunce del recente disegno di legge sul caporalato, illustra e sintetizza la trasformazione del processo mafioso dagli anni ottanta in poi – in un tempo in cui ancora non si poteva parlare di Quinta mafia – dimostrando come oggi questi processi sociali, economici e culturali abbiano realizzato un sistema alternativo a quello democratico che con esso convive minandolo di giorno in giorno alle basi.

La forza della ricerca storica di Omizzolo dimostra la presenza di tutte le mafie nel territorio pontino a partire dagli anni 80.

“ In sintesi – scrive il sociologo e giornalista – le organizzazioni mafiose tradizionali presenti in provincia di Latina, considerate al vertice della consorteria mafiosa (Quinta Mafia) sono alloctone (cioè originarie di regioni a tradizionale presenza mafiosa); le seconde organizzazioni criminali invece, cioè quelle di servizio alle prime, sono autoctone, ossia gruppi criminali sorti direttamente nel territorio pontino, variamente organizzati ma privi di esperienze criminali di alto profilo e di una organizzazione adeguata. A questi si aggiungono i burocrati delle mafie, l’insieme di professionisti,  amministratori locali, impiegati pubblici, operatori delle forze dell’ordine e non solo, che ne agevolano con i propri servizi gli interessi diretti, i piani economici e politici, il loro radicamento territoriale a cui si aggiunge un network sociale dedito ad avvantaggiare tutti quegli affiliati e le loro famiglie considerate degne di sostegno”.

Omizzolo ripercorre e mette in relazione numerosi studi di Dalla Chiesa , di Arlacchi, di Catanzaro e Santino con gli eventi di terra pontina a partire dagli anni 80. L’azione dei sindacati e la reazione della Chiesa e in particolare ricorda il coraggioso convegno organizzato dai giovani dell’Azione Cattolica di Formia e Gaeta in quegli anni e la mobilitazione contro le mafie suggerita dal vescovo Farano nella lettera pastorale ai fedeli.

La guerra delle mafie con sparatorie e attentati è presente in tutti questi anni ma poco raccontata soprattutto a livello di media nazionali così diventa di grande interesse scorrere nel libro i vari eventi che in molti desteranno sorpresa perche’ del tutto ignorati o solo in parte conosciuti.  Si descrive l’arrivo dei casalesi e la prima guerra di camorra ma anche le numerose e dettagliate relazioni delle diverse commissioni antimafia che già in quegli anni avevano evidenziato le operazioni  dei Bardellino  e delle ‘ndrine calabresi. In particolare Omizzolo torna al 1982 “anno in cui gli interessi delle mafie nel Pontino emergono in modo evidente – scrive l’autore- il 17 maggio del 1982 un commando uccide a Pomezia un pericoloso affiliato dell’ndrangheta, Ciccio Canale  alleato del clan camorristico di Raffaele Cutolo. Dalle indagini emerge che Canale controllava diverse cooperative edilizie a Fondi ed era vincitore nel Pontino di numerose gare d’appalto. E’ il segnale della presenza delle imprese criminali nel settore dell’edilizia…. Le ecomafie successivamente – scrive ancora Omizzolo-  si occupano della discarica di Borgo Montello e del Parco Nazionale del Circeo. Cipriano Chianese, avvocato dei casalesi, condannato nel luglio del 2015 a venti anni di reclusione per disastro ambientale e traffico illecito di rifiuti con l’aggravante mafiosa aveva due lussuose ville a Sperlonga, paese nel quale godeva di rispetto  e considerazione ( prima della condanna  ndr).

In zona pontina ci sono tutti i personaggi più pericolosi delle mafie tradizionali, alcuni giunti in soggiorno obbligato altri coinvolti negli affari della droga.

Questa recensione è di Anna Scalfati

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