Non piangere, di Lidia Salvayre

nella foto: l'autrice Lydie Salvayre

Leggere il libro “NON PIANGERE” di Lidia Salvayre (ediz. L’Asino d’oro 2016, p. 240, traduzione di Lorenzo Di Lella e Francesca Scala) significa rivivere emozioni, ricordi, sensazioni che sembravano perdute. Ognuno può farne esperienze attraverso una lettura appassionata e profonda come questa. Soprattutto chi ha ricordi comuni a quelli della protagonista del libro. 

La protagonista del libro è Montse, madre dell’autrice che da un piccolo paese della Catalogna si ritrova, nel 1936, a Barcellona, portata dal fratello José per unirsi alla colonna dell’anarchico Durruti. Aveva 15 anni quando scoprì un nuovo mondo, dinamico, paritario (anche le donne potevano fumare), libero. Era il periodo in cui si lottava per un’idea di libertà e di dignità.

Il libro contiene una doppia narrazione e questo lo rende avvincente e coinvolgente. Da una parte c’è il racconto di Montse e del suo modo di essere anarchica, la sua gioia, l’amore con un volontario francese di cui ricorderà solo il nome, il rimanere incinta e le nozze riparatrici e poi la sconfitta, la fuga verso la Francia e il nuovo mondo che troverà insieme ad altri 500.000 spagnoli. Dall’altra parte, invece, c’è il racconto, crudo e sofferto, del monarchico e fervente cattolico Georges Barnanos, che, sempre nel 1936, si trovava a Palma de Majorca. Lo scrittore, all’inizio, era molto vicino all’azione dei nazionalisti spagnoli, ma, una volta apprese le atrocità e la violenza che l’esercito franchista commetteva con la benedizione della chiesa, scrive il libro I grandi cimiteri sotto la luna, che diventò uno dei più importanti lavori del Novecento e gli costò una taglia sulla testa da parte del dittatore Franco.

Due narrazioni che si contrappongono, la vita e la morte, la gioia e il dolore, la felicità e la disperazione, l’amore e l’odio.

Questo è il libro di Lydie Salvayre; un libro che ricorda un pezzo di storia e aiuta a riflettere su quanto sia importante riprendere in mano alcune battaglie sui diritti e difendere chi vive in condizioni di violenza e sfruttamento. E’ un libro che, attraverso la storia di un recentissimo passato, racconta il nostro presente come lei stesso dice: “…La dismissione dell’Europa davanti alla Spagna del 1936 assomiglia a quella di oggi. Così come i fanatismi religiosi che attizzano l’odio, l’uso della paura per manipolare la “brava gente”. Ed ancora “ritrovo molte cose descritte da mia madre: la diffidenza che suscitavano in quanto stranieri, l’esistenza dei campi in cui furono ammassati in condizioni penose. Ma continuo a pensare che, nonostante ciò che i miei genitori hanno potuto subire, l’esilio in Francia fu per loro, e per i loro figli, una grande fortuna”.

In poche parole è un libro da leggere. Assolutamente.

Non piangere di Lydie Salvayre Edizioni L’Asino d’oro

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