“Cura, legalità, uscita dal ghetto”: accordo quadro della Basilicata contro lo sfruttamento lavorativo

“Cura, legalità, uscita dal ghetto”: è questa la denominazione dell’accordo quadro attuativo del protocollo nazionale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura, firmato in Prefettura a Potenza il 17 novembre.
A sottoscriverlo il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, assieme ai rappresentanti delle prefetture di Potenza e Matera, delle forze dell’ordine, dell’Asl, della Direzione territoriale del lavoro, dei sindacati e delle organizzazioni di categoria e del terzo settore. Una interessante iniziativa da parte della (spesso anonima) Basilicata. Un protocollo che potrebbe avere portata nazionale e che vuole coniugare accoglienza, rispetto dei diritti umani e dignità del lavoro – in particolare dei migranti – i cui frutti si vedranno con l’avvenuta regolamentazione del lavoro, la lotta al nero e l’integrazione sociale previsti dall’accordo.

Con il protocollo, la Regione si impegna a verificare la possibilità di utilizzo di aree o immobili di proprietà pubblica da destinare all’accoglienza dei lavoratori immigrati e si impegna ad allestire apposite strutture, in provincia di Potenza e di Matera, per garantire l’ospitalità dei lavoratori stagionali migranti all’interno di idonee strutture abitative e per il superamento e il definitivo smantellamento degli insediamenti abusivi. Le struttura di ospitalità da allestire nella provincia di Potenza potranno contenere fino a 500 persone, quella in Provincia di Matera fino a 100. Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, la Regione Basilicata, in collaborazione con le aziende sanitarie locali, si impegna ad attivare in ciascuna struttura di ospitalità un presidio medico-sanitario per assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso. Altro aspetto importante, è l’apertura di uno sportello dei centri per l’impiego nelle strutture di accoglienza e, in collaborazione con le società dei trasporti locali, l’attuazione di servizi di trasporto gratuito da e verso i luoghi di lavoro per i braccianti agricoli stagionali, previa dimostrazione del contratto di lavoro; come pure di intese volte a favorire l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, per agevolare le assunzioni regolari e di progetti di integrazione socio – culturale.
Il tutto finalizzato, almeno sulla carta, alla piena integrazione dei lavoratori stranieri stagionali e alla repressione dei fenomeni di illegalità nell’intermediazione della manodopera e nella gestione dei rapporti di lavoro, nonché alla promozione della legalità e la sicurezza nel settore agricolo e alla diffusione pratica della valorizzazione delle aziende impegnate nella lotta al caporalato.
La firma di questo protocollo sancisce un’alleanza contro il caporalato che, provando ad andare anche oltre le leggi esistenti e di recente approvazione, evidenzia i buoni propositi delle iniziative messe in campo dalla Regione Basilicata. È una nuova battaglia nella quale l’agricoltura sana deve essere in prima linea per la legalità potendo contare su strumenti incentivanti e convenienti contro quella speculativa che alimenta spesso circuiti malavitosi.
Il protocollo per la prima volta esprime una linea unitaria di azione e fornisce strumenti per affrontare questa piaga insieme a quella dei centri abusivi che danneggia gravemente lavoratori e imprese.
Un approccio integrato di risorse e attori per spezzare la catena dello sfruttamento, per scongiurare altre “Boreano”. Per chiarire: Boreano è un puntino sulla carta geografica a nord della Basilicata, in provincia di Potenza, ma è in questo piccolo borgo, e nella vicina Venosa, che sono stati edificati, molto alla buona, alloggi di fortuna con il tetto sfondato, realizzando condizioni igieniche precarie per i lavoratori, spesso obbligati a vivere senza acqua, né luce. Praticamente una piccola città fantasma. Le casette fatiscenti, i fuochi all’aperto, le cisterne per l’acqua portata dal comune con un’autobotte ma solo ogni due-tre giorni, ricordavano le baraccopoli dove tanti braccianti agricoli africani, invisibili e nascosti, sopravvivevano sotto lo stretto controllo dei caporali e della mafia locale.
Questo prima che un incendio si portasse via tutte quelle baracche, la notte tra il 6 e 7 maggio, rendendo le condizioni di queste persone ancora più difficili e precarie. Dopo lo sgombero di Boreano sono rimasti una ventina di braccianti, trasferiti tra Montemilone e altre contrade di Venosa.
È necessario iniziare a lavorare da subito, per l’attuazione del protocollo, proprio dalla bonifica e messa in sicurezza delle aree abusive di Boreano.
Nei ghetti i caporali decidono spesso sulla vita dei braccianti,ossia dove essi devono dormire, cosa mangiare, se lavorare o meno. Da loro dipendono l’uso dell’acqua potabile e le derrate alimentari. Sono i caporali che procurano i materiali per costruire le baracche fatiscenti in cui vivono. E se ci sono i caporali ci sono imprenditori che li ingaggiano, anche perché i centri per l’impiego e le agenzie interinali non riescono a dare risposte esaustive alla domanda di lavoro proveniente dall’agroalimentare contando su quanti questa domanda sono in grado di soddisfarla, ovvero i migranti. Diventa quindi quasi un passaggio obbligatorio, dovuto a un vuoto istituzionale che va colmato. Ed è in questa direzione che va il protocollo, che vede la Basilicata la prima delle 5 regioni coinvolte (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) firmare l’accordo che mette insieme i Ministeri degli affari sociali, dell’interno e dell’agricoltura.

Per scaricare l’accordo quadro clicca qui

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