Recensione de «La Quinta Mafia» (RadiciFuture ed.) e il potere criminale oggi a Latina

La «Quinta mafia» è il titolo di un interessantissimo libro di Marco Omizzolo, sociologo impegnato nella difesa dell’ambiente e nella lotta contro il caporalato e le mafie; l’opera tratta della infiltrazione della malavita organizzata in provincia di Latina e del suo successivo radicamento.

Si tratta di un territorio particolarmente fertile per le attività criminali a causa della sua peculiarità; infatti la provincia è stata costituita (con il nome di provincia di Littoria) nel 1934 con i Comuni precedentemente appartenenti alla provincia Maremmana dello Stato Pontificio (Cori, Sermoneta, Sezze, Cisterna, Priverno, San Felice Circeo, Terracina, ecc. e che in precedenza avevano come capoluogo Velletri), cui si erano aggiunte in quegli anni le città di fondazione (Aprilia, Pontinia e Sabaudia) oltre ai Comuni dell’ex Regno Borbonico compresi tra Monte San Biagio e il fiume Garigliano (tra i quali Formia, Gaeta, Minturno, Itri, ecc.), più i Comuni di Ponza e Ventotene staccati dalla provincia di Napoli. Come si vede una composizione molto variegata, composta da popolazioni in parte immigrate, prive per lo più di legami sociali e che probabilmente ha favorito l’infiltrazione dei personaggi importanti della malavita del sud che si sono trovati davanti una terra di nessuno.

Nel libro di Omizzolo viene sottolineato come per molti anni la politica (ma anche talora le forze dell’ordine) abbiano sottovalutato il fenomeno che così ha avuto agio di prendere posizione, di radicarsi e di moltiplicarsi.

Lentamente la malavita ha iniziato ad infiltrarsi in alcune zone nelle attività del commercio e della ristorazione, mentre altrove ha investito somme rilevanti derivanti da loschi affari in immobili; ma i campi più lucrosi sono ben presto divenuti quelli del cemento, della droga, del racket ed infine dei rifiuti (definito da Lucky Luciano un vero e proprio business).

Il sud pontino per la sua vicinanza alla Campania è stata la prima area che ha attirato l’interesse della camorra con la famiglia Bardellino, insediatasi a Formia, dove aprì i battenti la famosa discoteca “Seven Up”, ma poi sono arrivati molti altri clan.

Lo sviluppo maggiore secondo l’autore si è avuto negli anni che vanno dal 1982 a 1990.

La Quinta mafia presente in provincia di Latina è costituita dalla strategica alleanza tra i vari clan presenti ed appartenenti alle molte organizzazioni mafiose (come la ‘ndrangheta, la mafia siciliana, il clan dei Casalesi, la camorra e la sacra corona unita) i quali mediante accordi tra loro hanno gestito in questi anni, attraverso una sorta di managerialità intra-mafiosa e inter-clanica i settori economici di loro interesse.

Nel volume vengono descritte con numerose citazioni di episodi le varie fasi dell’insediamento, della conquista, del radicamento e di quella che nel libro viene definita la “gemmazione”, cioè la filiazione da un clan di nuovi gruppi mafiosi.

Si deve arrivare al 1988 perché un consigliere regionale coraggioso, Pietro Vitelli, chiedesse alla Commissione regionale sulla criminalità di indagare sulle compravendite immobiliari e sulle attività commerciali sospette in provincia di Latina.

Anche il presidente dell’Amministrazione provinciale dell’epoca, Antonio Signore lanciò un allarme chiedendo un osservatorio sull’insediamento di nuove imprese nel territorio.

Si aprì in quegli anni un periodo di minacce ed intimidazioni di varia entità nei confronti di chi si permetteva di fare indagini o denunce, che purtroppo non si è ancora chiuso.

Si arriva così ad una visita ispettiva a Latina della Commissione Parlamentare antimafia presieduta all’epoca dal sen. Chiaromonte.

Queste vicende hanno visto anche l’attenzione delle organizzazioni datoriali come la Coldiretti e dei sindacati come il SIULP (il sindacato di polizia) e la FLAI CGIL; determinante è stata anche la scesa in campo della Chiesa all’inizio degli anni ’90, cui seguì quella dell’Azione Cattolica.

Purtroppo, nonostante gli arresti, la Quinta mafia in questi anni è andata crescendo e si è irrobustita allargando la propria influenza anche sulla politica locale e su alcuni dirigenti.

Si arriva così nel 2009 al caso del Comune di Fondi per il quale il prefetto dell’epoca dott. Frattasi, sulla base dei risultati (ben 500 pagine) di una Commissione d’accesso, propose lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di quel Consiglio comunale, una proposta che fu respinta dal Consiglio dei Ministri presieduto da Berlusconi e che occupò per molto tempo le pagine dei giornali fino alla sostituzione del prefetto che aveva firmato la richiesta.

Il nuovo prefetto, dott. D’Acunto, appena nominato, nell’ambito di una serie di visite nei Comuni della provincia il 29 gennaio 2010 partecipò ad un incontro con il Consiglio comunale di Sabaudia, considerato un luogo tranquillo dove però poco tempo dopo scattò un sequestro da parte della Magistratura di ben 30 milioni di euro di tale Di Maio Salvatore (padre del consigliere comunale Rosa) all’epoca accusato di associazione per delinquere di stampo mafioso con il clan Cava di Avellino; molto tempo dopo il Di Maio fu assolto dall’accusa di mafia, ma il sequestro fu confermato.

Arriviamo ai tempi nostri al 4 maggio 2016 quando la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali anche straniere ha proceduto all’audizione del prefetto di Latina dott. Pier Luigi Faloni il quale, dopo una premessa molto circostanziata sulla situazione sociale ed economica della provincia ha affermato «I rapporti tra le diverse organizzazioni criminali si svolgono prevalentemente su un piano paritario di accettazione e di convivenza, che non fa escludere la possibilità di una fattiva collaborazione. Tale dato costituisce un tratto del tutto peculiare, che contraddistingue la realtà del sud pontino rispetto ai territori di origine, caratterizzati invece dalla prevalenza di un’organizzazione sulle altre e da frequenti scontri per la conquista di una posizione di egemonia sul piano locale». A questo punto il resoconto stenografico della seduta è stato secretato.

Pochi giorni dopo la medesima Commissione ha ascoltato il Questore di Latina dr Giuseppe De Matteis il quale ha riferito delle inchieste avviate e concluse in questi ultimi tempi che hanno permesso di portare alla luce e di sgominare importanti organizzazioni malavitose radicate a tutti i livelli.

Infine è di questi giorni la presentazione da parte del Presidente della regione Lazio Zingaretti a Latina del rapporto “Le mafie nel Lazio”: uno strumento importante che si propone l’obiettivo di offrire un quadro d’insieme delle mafie nel Lazio per denunciare e affrontare con determinazione il fenomeno e la sfida della legalità e per chiamare a raccolta tutte le forze sane del Lazio: anche quelle economiche, imprenditoriali, dell’associazionismo, della cultura.

L’eco dei processi avviati grazie alle indagini della Questura di Latina (Don’t touch e Olimpia) che parlano di rapine, estorsioni e incendi riempiono le prime pagine dei quotidiani locali ancora oggi dando un segnale chiaro alla Quinta mafia, ma anche a tutti i cittadini: lo Stato c’è.

Molti politici, amministratori e dirigenti spesso, pur essendo molto preparati a livello politico o amministrativo, sono invece impreparati a fronteggiare i rischi che provengono dalle infiltrazioni malavitose, spesso subdole, che prediligono i piccoli Comuni dove è più facile riuscire a penetrare proprio per l’inadeguatezza delle difese.

Grazie al libro di Omizzolo la conoscenza di questo problema potrà essere maggiormente diffusa e consentirà di aiutare anche i Segretari comunali e i massimi dirigenti degli enti pubblici non solo della provincia di Latina a predisporre in maniera più attenta i Piani per la prevenzione della corruzione e ad attuare la rotazione non solo dei dirigenti, ma anche dei responsabili delle posizioni organizzative e di altre funzioni delicate in quanto rientranti nei settori privilegiati dalle attività della Quinta mafia.

Un libro di cui si consiglia la lettura anche nelle scuole perché la formazione dei cittadini di domani deve nascere lì.

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