Pomezia: il sacco del territorio

La recente vicenda dell’incendio sviluppatori nella mattinata del 5 maggio scorso presso l’impianto di trattamento rifiuti della ditta ECO X sito nel Comune di Pomezia, via Pontinia Vecchia km. 33,381 in prossimità di terreni agricoli ed abitazioni, riporta all’attenzione del pubblico il problema della pianificazione territoriale.

Pomezia è una delle città di fondazione realizzate alla fine degli anni trenta nell’Agro romano e doveva rappresentare il centro abitato di un’area a destinazione prevalentemente rurale.

Nel dopoguerra Pomezia è divenuto un importante centro industriale del Lazio, in virtù della sua vicinanza a Roma e della sua inclusione nei territori beneficiari delle politiche di sviluppo economico poste in essere dalla Cassa del Mezzogiorno.

Appartiene a questi anni la sottrazione alle aree agricole di vaste zone di territorio, in maniera talora inconsulta e senza troppa attenzione alle modalità del nuovo sviluppo industriale ed urbano.

Nel 1980 con l’avvio della riforma sanitaria fu costituita la USL RM33 con sede in Pomezia e fu istituito il Dipartimento di prevenzione la cui direzione fu affidata ad un medico molto esperto che aveva rivestito in precedenza il ruolo di ufficiale sanitario del Comune di Velletri.
Sin da subito il direttore del Dipartimento cercò di far rispettare le norme in materia di difesa dell’ambiente e dell’abitato, con particolare riguardo agli stabilimenti che sorgevano con grande rapidità e senza troppa attenzione alle leggi in tutto il territorio; una mattina ricevette la visita di un imprenditore dal netto accento meridionale che lo minacciò di morte. Da quel giorno non ebbe più pace, viveva sotto questo incubo fino a che una sera, tornando a casa sulla SS. 148, ebbe uno scontro frontale perdendo la vita.

Questa è una storia emblematica del clima che si respirava in quegli anni a Pomezia. La popolazione di Pomezia nel 1951 ammontava a 3842 unità, nel 1981 era già arrivata a 29.925 ed ora ha raggiunto i 63.293 abitanti su una superficie di 86,57 kmq con una densità media di 731,12 abitanti per kmq. C’è stata, quindi, una crescita della popolazione e dell’abitato senza adeguata pianificazione e l’antropizzazione oggi è rilevante.

Anche se gran parte del territorio di Pomezia è fortemente compromesso, qualcosa si può e si deve fare per cercare di recuperare quell’area attraverso una nuova pianificazione territoriale studiando e regolamentando i processi di gestione del territorio. Occorrerà valutare le conseguenti dinamiche evolutive allo scopo di arginare e regolare fenomeni quali lo sfruttamento delle risorse naturali o una crescita economica e tecnologica disorganizzata o non regolamentata, affrontando e risolvendo i problemi reali attraverso scelte progettuali disegnate su strategie partecipative e basate sulla consapevolezza della difficoltà di poter controllare gli eventi futuri.

Proprio nell’ottobre 2016 è stata approvata la “Dichiarazione di Quito sulle città sostenibili e gli insediamenti umani per tutti” nella quale è contenuto l’impegno «…per migliorare la capacità di incidere della pianificazione e progettazione urbane e per assicurare la formazione per i pianificatori ai livelli nazionale, infra-nazionale e locale».

Il suolo è una risorsa non rinnovabile; chi avrebbe dovuto governare questo territorio e pianificare la sua gestione negli anni passati ha lasciato che cemento e asfalto prendessero il posto dei terreni agricoli ad un ritmo sempre più crescente anche grazie al fenomeno dell’abusivismo edilizio.

L’area non molto tempo fa è stata oggetto di colonizzazione mafiosa e anche in tempi recenti si sono verificati notevoli fenomeni criminosi (Rapporto mafie nel Lazio, a cura dell’osservatorio per la legalità e la sicurezza e La Quinta Mafia).

Il cemento rappresenta ancora il primo business in Italia e la lobby dei costruttori è molto potente. Non è un mistero che la proposta di legge presentata dall’allora Ministro dell’agricoltura on.le Catania nel corso della XVI legislatura allo scopo di valorizzare le aree agricole e di contenere il consumo del suolo quale bene comune, pur avendo ottenuto molti consensi, purtroppo non ha potuto completare il suo iter a causa dello scioglimento delle Camere; benché sia stato ripresentato nella nuova legislatura da molti parlamentari, tra i quali anche dal suo primo promotore, il testo, unificato con altri analoghi, è stato approvato dalla Camera e giace da un anno presso la 13a commissione del Senato (AS 2383) per l’approvazione definitiva. Sarebbe ora che il Governo intervenisse per far approvare subito questo importante provvedimento.

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