Esperienze da preservare. ZEROZERO: riqualificazione degli spazi e resistenza artistica

Periodo caldo per il teatro. Il clima torrido che sta investendo la città è solo un’estensione dell’aria che si respira all’interno del dibattito culturale, in particolar modo nella scena teatrale romana. Afa e rischio ustioni sono condizioni presenti da troppe stagioni. Fra finanziamenti extra a teatri privati, dinamiche ambigue e precariato costante, è importante non sottrarre attenzione alle realtà dinamiche che resistono concretamente. Il Kollatino Underground entra a pieno merito fra queste. Lo spazio, attivo nella periferia est di Roma dal 2002 come centro autogestito di produzione artistica, è un progetto creativo che sta riprendendo in mano la sua vitalità e si fa cantiere di proposte valide. Nelle due serate benefit per sostenere l’allestimento delle sue sale per le residenze viene espresso un senso dell’arte realmente in grado di contrastare il clima di demoralizzazione generale, non cedere all’urto offrendo proposte, alternative, sostanza. Fare resistenza, infatti, è lavoro costante e passionale. Oltre a tenere testa si avverte la responsabilità di creare, promuovere idee e lavorare sul senso di comunicazione e trasmissione di queste. Questo è l’approccio degli artisti che hanno partecipato all’evento di due giorni “Zerozero”, all’interno del quale hanno convissuto performance, proiezioni e musica.

Incroci d’arte, occupazione e riqualificazione degli spazi interni. Sui muri e fra i cunicoli il progetto di video installazione di Alessandro Rosa “For the light we live in the light we die” e la mostra fotografica di Raoul Terrilli, che documenta gli spettacoli che hanno animato gli spazi del Kollatino.

Uno spazio vivo dove sono stati proiettati “RISCATTO PRECARIO, Cervelli in fuga – mOLTO sTRANI” e “LÀ FUORI È OSTILE, Che cosa dovrebbe fare il nuovo Sindaco nel migliore dei Mondi Possibili” video realizzati da Margine Operativo, progetto artistico multidisciplinare, colonna stabile del panorama contemporaneo romano che opera nel campo del teatro, dei video e delle arti performative. Oltre alle proiezioni, anche una performance con la loro firma è stata ospite delle serate; Beautiful Borders è un’indagine sui confini, astratti, reali, mentali, fisici, geografici. Attraversare i confini è moto reazione che implica rischio, coraggio e conseguenze. “Lo sconfinamento, è un processo indefinitamente (ri)costituente, capace di porre in discussione gli ordini consolidati”. Un’operazione delicata che la regia trasforma in tessuto connettivo e la musica di Truba Pirates assieme alle coreografie Francesca Lombardo riescono a trasmettere in un linguaggio non verbale.

Altra scena, altro spettacolo, per Zerozero anche il contributo dei Teatri della Viscosa con il progetto Alice La caduta delle illusioni n.1, lo spunto civile e politico che sempre accompagna i lavori della compagnia nata dal basso riporta con un linguaggio originale lo studio della Commedia dell’arte. Un genere che viene ripreso e approfondito da una visione contemporanea.

In scena anche il contributo artistico dei Santasangre. Il collettivo, noto all’intero scenario nazionale, ha un rapporto molto viscerale con la storia del Kollatino e per l’occasione porta in scena Gravure_estratto, uno studio che “appartiene al cavaliere, alla spada, ai suoi codici”. Anche qui più chiavi di lettura e vari linguaggi che si intersecano, movimento, azione, musica e video, una performance che amplifica il raggio di comunicazione e esperienza creativa. Sulle basi di un tamburo che scandisce i tempi di una tamurriata appare lui, il cavaliere, che traccia con la sua spada gesti netti e precisi a “percorre il perimetro di un cerchio che ruotando lo fa scivolare, verso la bestialità e i luoghi del meraviglioso”. Una figura presa a prestito per descrivere alcune precise dinamiche dell’uomo.

Sperimentale fino alla fine lo spettacolo di teatro musica di Federica Santoro e Luca Tilli, Memoria Zero_mancano pochi minuti. Accompagnati dai virtuosismi del gruppo musicale Ynaktera & BinaryCodedBrain – Stochastic Resonance e dalla loro esecuzione ipnotica, viene messo in scena il dramma del quotidiano. Un computer, gesti ripetitivi, alienanti, la precarietà economica che mangia l’emotività e ingrigisce l’individuo. Un loop di gesti, sequenze e voci digitali che riesce a mantener viva l’attenzione del pubblico non cadendo nel rischio di annoiare pur basando il tutto sulla ripetizione continua.

Ogni momento della due giorni respira interazione e innesca riflessioni. Con esperienze come Zerozero possiamo veramente avvertire quando il teatro permette a piccole micce di accendersi e farsi fuoco. Una comunicazione riuscita, un livello di qualità confermato. Il teatro che serve soprattutto in questo lasso storico, i luoghi vivi di confronto e interazione fra le arti che dobbiamo tutelare e preservare.

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