Le Pillole Di Teatro Studio Uno Fanno Sempre Bene

Basta una pillola per avere la possibilità di vedere ciò che potrebbe accadere nel futuro: succede al Teatro Studio Uno, per il secondo anno. Pillole #tuttoin12minuti è, infatti, la rassegna curata dai direttori artistici Alessandro Di Somma ed Eleonora Turco con cui pubblico e addetti ai lavori possono visionare l’anteprima – in forma ridotta a 12 minuti – di una serie di spettacoli. E votare quelli che vorrebbero trovare in cartellone – ovviamente, in forma completa – nella stagione successiva. Un’idea tanto semplice quanto democratica, complice il grande gusto nel selezionare gli aspiranti, per coltivare giovani compagnie e talenti ma anche soddisfare attori d’esperienza con il vizio di mettersi alla prova. Tutti avranno, tramite votazione, un confronto con lo spettatore: un riscontro che serve sempre.

Il Teatro Studio Uno, anche per questo 2017, ha aperto i suoi accoglienti e calorosi – pure in senso stretto – spazi a opere in potenza, confermandosi non solo la casa romana del teatro indipendente ma anche un ritaglio di cultura e aggregazione in un territorio complesso come quello di Tor Pignattara. Dimostrando, per l’ennesima volta, come non sia necessario andare fino in centro o sedersi di fronte ai palcoscenici più blasonati per imbattersi in spettacoli di alta qualità. Anzi: basti pensare che proprio da qui ha spiccato il volo Questa È Casa Mia”, sentito omaggio a L’Aquila di e con Alessandro Blasioli, che ha permesso al giovanissimo attore e autore di ricevere il premio NUOVOIMAIE dopo la sua partecipazione a Dominio Pubblico.

Per questa sua seconda edizione, a cui ho avuto il piacere di presenziare come giurato per 4 serate su 7, Alessandro Di Somma ed Eleonora Turco hanno scelto di farci vedere una quarantina di spettacoli che, nell’insieme, sono stati all’altezza delle aspettative: l’atmosfera è quella di casa, si attende che tutto inizi nell’intimo cortile interno tra una chiacchiera e un bicchiere di vino, poi si fa sala. Davanti agli occhi mi sono passate molte storie: pochissime le ho subito dimenticate, altre le avrei volute leggermente diverse. Ecco quelle che spero di rivedere, finalmente complete:

“Parto” di e con Eva Gaudenzi: giustamente entrata di diritto in cartellone, indaga le gioie e i dolori di chi insegue la genitorialità a tutti i costi con un registro che spazia dall’autoironico al patetico. Il testo arriva dritto al cuore tramite una interpretazione intensa e sentita.

“Me” – Franca Battaglia Teatro – di e con Ilaria Migliaccio: frammento bislacco, che si oppone alla morte contrapponendole una fantasia del linguaggio che è indagine intima a ritroso.

“Fritto Mistico” – di Alessandra Caputo – con Francesca R. Nascè, Valentina Conti, Alessandra Caputo – Musiche Rodolfo V. Puccio, Daniele Casolino: spassosissima trattazione sincretica, che unisce alla superstiziosa religiosità popolare l’arguta furbizia del popolino, in un crescendo che supererà gli angusti confini del Bel Paese approdando alle immancabili filosofie orientali. Tanto da essere già in cartellone per la prossima stagione.

“Pollini” – di Alessia Giovanna Matriuscian – con Elisabetta Girodo Angelin e Fedele Tullo: poeticissimo incontro tra due solitudini che fanno di tutto per non guardarsi eppure non riescono a non sentirsi, scivolando uno nei pensieri dell’altra, prendendone in prestito parole, desideri e frustrazione. Credo avrebbe meritato di più.

“Vietato Piangere” – di e con Gaia Magni – regia Clara Mori – musiche originali Filippo Borghi: una giovane donna in una scatola infantile da cui non riesce a uscire. L’inumano trauma da lei subito viene via via svelato attraverso un uso eccellente degli oggetti di scena, ai picchi emotivi che oscillano tra il dissacrante, il tragico e il comico straziante, all’attrice straordinaria. Per me, la cosa migliore di questa edizione.

“Tocofobia” – di Tommaso Arati Di Maida e Pietro Marone – con Gabriele Ciccorelli, Lucia Lanzolla, Federica Valloni, Filippo Velardi: la paura del parto a cui si riferisce il titolo viene praticamente ribaltata grazie a una situazione stereotipata dai risvolti assolutamente inaspettati. 9 mesi sembrano davvero troppi per sapere come andrà a finire.

“Questione Di Centesimi” -| Massa a Fuoco – di e con Pasquale Faraco – regia Paolo Schena: impegno sociale e denuncia in questo testo che, anche nel linguaggio, suggerisce i ritmi inumani della catena di montaggio, con tutti i vizi e i vezzi del Sud Italia. Passato direttamente in cartellone, mi auguro riesca a mantenere lo stesso ritmo e la medesima attenzionalità sulla lunga durata.

“Il Fiore E L’Acqua” – Circomare Teatro – di e con Alessandra Cappuccini: una folata di teatro autenticamente artigianale, dove ogni gesto rimanda a un mondo di favole che si incarnano davanti agli occhi. Antichi misteri i cui interrogativi attraversano i secoli: per giungere fino a noi dal mare, accolti come un dono da un gioioso dialetto.

“Macbeth Puppets Solo” – Pescatori di Poesia – di e con Simone Fraschetti: trafficare con Shakespeare è sempre pericoloso. A meno che non lo si faccia con originalità, inventiva e un pizzico di irriverenza che – quando ci si misura con i grandi – è un ingrediente fondamentale. Burattini, mestiere, maschere, luci gettano una nuova ombra sull’arcinota vicenda: una rilettura che si è già guadagnata un posto sul palco.

“Opera” – di Agnese Petturiti – con Caterina Fiocchetti: testo potentissimo, magistralmente interpretato e visivamente molto elegante, che ama confondere lo spettatore prima di metterlo di fronte a un tanto doloroso quanto poco esplorato lutto. Quello di chi, per divenire se stesso, deve uccidere una parte immortale di sé.

Grazie a queste – e altre – pillole, la prossima stagione del Teatro Studio Uno sarà ancora una volta un ottimo antidoto ai luoghi comuni dell’intrattenimento romano. Contribuendo, così, a mettere sempre più al centro la periferia.

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