Dal Marocco alla Spagna in moto d’acqua, la nuova frontiera degli sbarchi

A cura di Giulia Sbaffi
Nell’estate inumana della lotta all’accoglienza e dei respingimenti, la disperazione si fa ingegno e i migranti superano il confine con l’Europa a bordo di moto d’acqua. Nella giornata del 9 agosto a Ceuta, una delle due enclave spagnole in Marocco, di acqua scooter ne sono state spedite nove ed hanno sbarcato sulle spiagge “europee” dodici passeggeri (9 uomini adulti, un minorenne e 2 donne di cui una in stato di gravidanza) provenienti dalle coste di Tangeri, quasi tutti di origine subsahariana. Una tecnica nuova per aggirare i controlli e le barriere della Fortezza Europa: hanno cominciato ad adottarla sistematicamente solo a partire dalla metà di luglio ma già conta la sua prima vittima. Tra i passeggeri delle nove moto d’acqua arrivate sul litorale di Ceuta, un migrante è morto mentre cercava di raggiungere a nuoto la spiaggia di Benzù, dopo essere stato scaricato al largo per consentire ai trafficanti di non essere avvistati e bloccati dalle motovedette della Guardia Civil. Sono stati i suoi compagni di viaggio a segnalare alla Croce Rossa. che li aveva soccorsi sulla scogliera dove si erano arrampicati, la sua scomparsa in mare.
E’ un fenomeno spregiudicato e inedito, che cresce con il trascorrere dell’estate. A partire da luglio sono sbarcati nella parte più orientale del territorio di Ceuta circa 40 migranti. Prima degli undici sbarcati il 9 agosto, ne erano arrivati una trentina, dei quali quasi la metà nella prima settimana di agosto (10 fino al giorno sei: 9 soltanto nella giornata di venerdì 4). Il giorno 9, quando si è registrata la prima vittima di questa nuova via di fuga, lo stato di allerta attivato al crescere degli sbarchi, ha costretto le ultime moto a rimanere a distanza di sicurezza dalla costa – per gli scafisti, non certo per i migranti, costretti a nuotare sino a riva – scaricando i passeggeri al largo e aumentando così i rischi tanto che, appunto, uno dei profughi è annegato. E’ la 112esima se si annovera nel numero di quelle della rotta del Mediterraneo Orientale (Spagna-Marocco e isole Canarie).
Secondo il censimento del Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos del Mediterraneo, le vittime di quest’anno, tra mare e terra, sarebbero finora 2.857 di cui 2.463 soltanto in mare. Se quella di Ceuta rappresenta quindi un dato statisticamente irrilevante, diventa però l’inquietante segnale di come i muri alzati dall’Europa, costringano chi scappa a rischiare il tutto per tutto, intraprendendo strade sempre più impervie. Mentre per tutta la giornata del 10 agosto, quella successiva alla morte di quel ragazzo, la stampa si affannava a far circolare il video del piccolo gommone arrivato tra i turisti della Playa di Zahara a Cadice, circa un mese fa il quotidiano Europasur aveva dato notizia di tre migranti recuperati tra le correnti dello stretto di Gibilterra a bordo di un gommoncino e due addirittura che arrancavano su un pedalò a 12 miglia dalla costa, tratti in salvo e in buone condizioni grazie ai dispositivi di soccorso del servizio di Salvamento Marittimo.
Il succedersi di questi episodi conferma i dati dell’IOM: in agosto si registra che gli arrivi in Spagna quest’anno sono triplicati: quelli via mare risultano 8.385, ma se si aggiungono gli ingressi via terra nelle enclave di Ceuta e Melilla in Marocco, si supera quota 12 mila, più di quelli registrati in Grecia che, secondo il censimento, sono 11.713. Le coste spagnole sembrano dunque diventare di nuovo – come all’inizio degli anni 2000 – un terminale sicuro e alternativo a quello del Mediterraneo centrale per un traffico che ha trovato anche nelle moto d’acqua una “evoluzione”. Un caso simile era stato registrato già nell’estate del 2015, ma è solo oggi – non solo con la morte del migrante di fronte alle spiagge di Ceuta, ma anche secondo la testimonianza di un rappresentante di Msf – che l’uso di questi piccoli ma velocissimi natanti sembra acquistare una valenza diversa. Secondo la Ong, gli acqua scooter sarebbero stati utilizzati anche come supporto ai gommoni: forse per indicare la rotta di massima perché sprovvisti di bussola, forse per “proteggerli” dagli attacchi di gruppi rivali o, ancora, forse per consentire agli scafisti a bordo dei battelli di scappare una volta avvistati i mezzi di soccorso. Nel caso di Ceuta, la tecnica adottata dagli scafisti appare estremamente spregiudicata: per scaricare i “passeggeri” vengono scelte le spiagge più frequentate, in modo da confondersi tra i bagnanti e le piccole barche da diporto, con tempi rapidissimi, così da poter scappare via in pochi istanti se si viene scoperti. Una sorta di “sbarca e fuggi”, che aumenta i pericoli per i migranti. Come dimostra il ragazzo morto nella tarda mattinata del 9 agosto a due passi dai turisti al sole sulla spiaggia di Benzù.

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