Trigger Of Happiness: Non Sparate Sulla Felicità

La felicità, o meglio la sua definizione in base al proprio vissuto, è da sempre al centro della riflessione umana. Con Trigger Of Happiness, Ana Borralho & João Galante vogliono creare una performance partecipativa che indaghi questo tema attraverso le parole, i gesti e la testimonianza di un gruppo locale di giovani attori non proprio professionisti. Il duo, in collaborazione con il festival Short Theatre che lo ospita, ha così selezionato 11 ragazzi di un’età compresa tra i 18 e i 23 anni: attraverso un apparato drammaturgico che simula la roulette russa i ragazzi saranno chiamati di volta in volta a raccontare una propria esperienza, interagendo tra loro e approfondendola fino al prossimo sparo.

Trigger Of Happiness parte da premesse interessanti e ha un meccanismo superficialmente affascinante: 11 adolescenti, dopo aver ballato fino a sfinirsi, si accomodano in una lunghissima tavolata immacolata. Uno di loro sceglie tra le 11 pistole poste di fianco al palco: a ognuna di esse è fissato un palloncino nero e, a turno, il grilletto verrà premuto. Una volta esploso, il palloncino diffonderà la sabbia colorata al suo interno sul volto di chi, a questo punto, sarà costretto a leggere un bigliettino – inserito all’interno dell’impugnatura – e rispondere di conseguenza. Un escamotage visivamente intrigante che, però, smette di essere tale e mostra tutti i suoi limiti già dopo pochissimi colpi: sarà per una selezione dei partecipanti poco efficace, sarà perché in fondo le storie dei ragazzi son tutte un po’ simili, ma dopo le prime confessioni circa autolesionismo, perdita della verginità e problemi scolastici, anche tra loro resta poco da aggiungere. Qualcuno tenta di gonfiare la faccenda, qualcun altro azzarda un tono un po’ più istrionico ma non c’è nulla che non possa ascoltarsi origliando un gruppo di ragazzini sull’autobus di ritorno da scuola.

L’utilizzo di attori non proprio esperti dovrebbe regalare ingenuità nella narrazione, spontaneità dei contenuti ma, comunque, un corredo umano che andrebbe la pena di vedere su un palco a teatro. In questo caso, invece, l’impressione è di un esperimento valido sulla carta ma poco funzionale alla prova del pubblico, dove ragazzi che giocano agli attori finiscono per credersi tali. Senza convincere chi li guarda.

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