Rosmersholm Vive Di Una Veglia Funebre

Appena entrati nella sala del Teatro Argot Studio si viene investiti da una potentissima atmosfera funerea: il forte odore dei fiori sparsi sul pavimento invade immediatamente le narici, mentre gli occhi si abituano a una lugubre oscurità, rischiarata a stento dalle fiammelle di due antichi lumi e poco più. Su due lunghi tavoli di legno è possibile scorgere due cadaveri sdraiati, ai lati dei quali ci sono i posti a sedere: il pubblico è, dunque, “costretto” a una veglia funebre. Un’idea molto precisa nella sua suggestione e che guiderà in maniera impeccabile tutta la rappresentazione di “Rosmersholm”, firmata dalla Compagnia Dei Guitti e basata sulla riduzione di Massimo Castri: eliminati tutti gli altri personaggi, del dramma di Ibsen rimangono i soli protagonisti. Si tratta di Johannes Rosmer (Luca Micheletti), un pastore protestante educato al più rigido ideale religioso, di fronte a cui giace Rebekka West (Federica Fracassi) una figura segretamente mossa da una dirompente quanto fatale passione. Tra loro aleggerà ripetutamente il fantasma della di lui moglie e di lei amica, Beata, morta suicida gettandosi nella gora di un mulino. Un tragico evento la cui origine sarà alla base di questo delirio post mortem: i due cadaveri si parlano, si cercano, si sfuggono in un estremo tentativo di chiarimento. Rosmer ha perso la fede, spinto dalle idee liberali di quella Rebekka divenuta il suo autentico amore dopo essere entrata in casa come dama di compagnia della moglie: per lei ha sostituito le sue antiche certezze con tutta una serie di nuove idee che lo hanno irrimediabilmente condotto a uno scontro con la solida comunità locale. Rebekka, dal canto suo, ha messo in moto una crudele strategia di manipolazione, culminata con il suicidio di Beata, la cui confessione distruggerà la fiducia di Rosmer nel suo nuovo credo ma, soprattutto, nel sentimento che prova per la donna. Non resta loro che indagare ciò che è stato, per comprendere autenticamente quanto i vivi ragionino da morti e i morti riescano, finalmente, a vivere senza ipocrisie.

Questo adattamento di “Rosmersholm”, sottotitolato “Il Gioco Della Confessione”, colpisce innanzitutto per l’accuratezza della messa in scena: dalle calzature di Rosmer all’acconciatura di Rebekka non c’è un solo dettaglio che sia fuori posto. Questo, insieme alla disposizione scelta per il pubblico, permette di addentrarsi all’interno della storia con la sensazione di viverla autenticamente in prima persona: Luca Micheletti non si limita solo a una buona interpretazione del suo personaggio ma dà prova di essere un regista dalla visione assolutamente ben definita. Federica Fracassi è ottima nell’incarnare i vari e contraddittori stadi d’animo del suo personaggio, così come nel far trasparire la sfrenatezza dei suoi più nascosti desideri: sentimenti in contrasto con quelle convenzioni sociali che dice di voler combattere ma a cui finirà per piegarsi, schiacciata dal senso di colpa.

Lo spettacolo, ospitato dal Teatro Studio Argot dal 24 al 29 ottobre 2017, dimostra chiaramente come un approccio contemporaneo possa convivere perfettamente con la ricostruzione filologica più rigorosa: il risultato è la sensazione non tanto di assistere quanto di compartecipare alla vicenda raccontata, senza che spazio o tempo contino più fino all’ultimo spegnersi delle luci. La magia del teatro, in fondo, è tutta qui.

More from Cristian Pandolfino

“Toghe Rosso Sangue” a teatro

Tra i tanti tristi record che l’Italia può vantare, uno tra i...
Read More

Lascia un commento