“La democrazia e’ in crisi per diversi fattori, servono ‘medicine’ diverse. La questione meridionale? attualissima. Magistrati in politica? Servono dei limiti” (intervista di Alfonso Lo Sardo tratta da L’Eurispes.it)

Sabino Cassese, insigne giurista, accademico nonché giudice emerito della Corte Costituzionale, è oggi tra i più lucidi analisti delle questioni che riguardano la politica e la società italiana, attraversata da conflitti e lacerata da divisioni più o meno evidenti e preoccupanti. L’Eurispes lo ha intervistato, ponendogli alcune domande sul populismo, sul conflitto tra i diversi poteri dello Stato, sulla questione meridionale, sullo stato di salute della democrazia italiana, un aspetto, questo, affrontato da Cassese nella sua ultima pubblicazione ‘La democrazia e i suoi limiti – edizione Mondadori’, dove vengono affrontati alcuni temi legati all’istituto democratico tra cui quello della globalizzazione, quello dell’Unione europea e del suo deficit democratico, del terrorismo, della crisi dei partiti, delle elites, delle prospettive della democrazia nel futuro prossimo.

Nel suo ultimo libro, (“La democrazia e i suoi limiti”) Lei, fra le altre cose, ricorda il pensiero di Alexis de Tocqueville in De la Democratie en Amerique “le pouvoir social doit èmaner directment du peuple’. Ebbene, in Italia il potere proviene direttamente dal popolo? In altri termini, quanto realmente democratico e’ il nostro sistema politico?

Cassese “La nostra è una democrazia rappresentativa. Ciò vuol dire che il popolo sceglie i propri rappresentanti, i quali, a loro volta, prendono le decisioni collettive. Inoltre, solo una parte della macchina pubblica è composta di rappresentanti. Molti altri, secondo la Costituzione, sono scelti non in base alla loro rappresentatività, ma in base alla loro competenza (per concorso)”.

La crisi della democrazia è un fenomeno che interessa studiosi e analisti politici. Abbiamo assistito a sue trasformazioni, in un contesto globalizzato che ha modificato rapporti di forza, aspettative e prospettive. Quali “rimedi” è possibile attrezzare per invertire la rotta, restituendo così credibilità e funzionalità al sistema democratico?

Cassese “Non esiste solo un fattore di crisi della democrazia, ma un insieme di fattori. Quindi, vanno individuate “medicine” diverse. Vi sono democrazie illiberali, dove devono affermarsi i principi dello Stato di diritto (libertà di associazione, di manifestazione del pensiero, innanzitutto). Vi sono, poi, democrazie nelle quali i partiti, tramite tra società e Stato, hanno capacità ridotte, e quindi si tratta di rinvigorirli. Infine, vi sono democrazie limitate dal sovraccarico di interessi collettivi, nelle quali i governi debbono riprendere capacità di decidere in breve tempo”.

Si e’ consolidata negli ultimi decenni una immagine negativa dello Stato, e la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni è crescente. La scarsa partecipazione alla vita pubblica e’ un effetto o una causa? Che valore attribuire all’astensionismo elettorale? E’ il sintomo di una malattia o una fisiologica risposta di parte dell’elettorato?

Cassese “La partecipazione al voto, passata dal 92 per cento dell’immediato dopoguerra al circa 60 di oggi (ma nelle ultime elezioni regionali siciliane è stata del 46,7 per cento) deve preoccupare meno, perché in tutte le democrazie mature votano due terzi degli aventi diritto. Più preoccupante la partecipazione politica attiva misurata dall’ISTAT in un 8 per cento delle persone con più di 14 anni. Ma anche questo va considerato ponendo a raffronto il dato con la partecipazione politica passiva, che è del 77 per cento. Quindi, c’è ampio spazio per attivare una quota consistente di cittadini”.

Quale peso ha nello sviluppo del nostro Paese una pubblica amministrazione per molti aspetti inefficiente? In che modo è possibile responsabilizzarla e qualificarla, riducendo il divario che la separa dal mondo produttivo e da quello del lavoro?

Cassese “Domanda vasta. considerata la difficoltà del compito riformatore, occorrerebbe procedere partendo da più parti: introducendo un “fast stream” per portare al vertice persone capaci, giovani, selezionate; semplificando i processi di decisione; introducendo premi di produttività, e così via”.

Quale ruolo possono assumere oggi i partiti? Lei ha ricordato la trasformazione e che hanno subito queste associazioni, da partiti-movimento, ai partiti-organizzati, fino agli odierni partiti “liquidi’, strutture nelle quali prevalgono sovente oligarchie e comitati di affari. Come reinventarli? Lei è favorevole al finanziamento pubblico dei partiti e a regole di trasparenza interna?

Cassese “Più che finanziamenti pubblici, forse si potrebbero stimolare micro-finanziamenti privati. Ma i partiti sono associazioni e la riforma deve venire dal loro interno, scegliendo meglio la leadership, ristabilendo rapporti stabili e continui con la società civile, attivando la competizione”.

Lei in passato ha sostenuto che per certi versi la corruzione è anche effetto di deroghe che vengono avanzate al sistema delle regole oltre ad essere causata dalla scarsa professionalità della pubblica amministrazione, cooptata dai partiti politici e quindi non indipendente, vulnerabile e ricattabile. In che modo è con quali misure è possibile contrastare il dilagante fenomeno della corruzione?

Cassese “Per ora abbiamo fin troppe misure. Occorre piuttosto ridurle ed evitare di generalizzarle, puntando sulle aree più colpite dalla corruzione. Sono favorevole a interventi mirati, piuttosto che a reti a maglie sempre più fitte, che frenano gli onesti e non impediscono ai corrotti di superarle”.

Magistratura e suo rapporto con la politica e con i mass media. Esiste in Italia un problema di sovraesposizione mediatica di alcuni magistrati. Lei ha affermato che i giudici dovrebbero “parlare solo attraverso le sentenze’ e che una magistratura è tanto più forte quanto più indipendente ma anche separata dagli altri poteri. Nel libro di Luciano Violante “Magistrati”, l’Autore ricorda un pensiero di Francis Bacon ‘I giudici devono essere leoni, ma leoni sotto il trono». Il rapporto fra politica e giustizia rimane conflittuale: il trono cerca di schiacciare i leoni che, a loro volta, vorrebbero sedersi sul trono. Qual è la sua opinione sulla delicata materia del rapporto politica-magistratura?

Cassese “Per quanto riguarda l’Italia, cercherei di limitare la “politicizzazione endogena” della magistratura, la corsa dei magistrati verso la politica. Se separazione dei poteri deve esserci, che ci sia davvero”.

Populismo. Lei concorda con Marco Revelli (“Populismo 2.0″), per il quale il populismo, “malattia senile della democrazia”, è sempre indicatore di un deficit di democrazia e quindi di rappresentanza? In che modo, inoltre, è possibile combattere il connubio populismo e web, terreno nel quale le fake news proliferano?

Cassese “Il populismo è indicatore di debolezza delle elite, innanzitutto. Quindi, occorre rafforzarle, perché la dialettica elites e società civile è il motore della democrazia”.

E’ ancora lecito per Lei parlare di questione meridionale? Quali sono in questo ambito le responsabilità dello Stato, quelle della politica e dei partiti e infine quelle della popolazione meridionale? In che modo il sistema delle mafie ha creato sottosviluppo nel Sud del Paese e su cosa occorrerebbe puntare?

Cassese “La questione meridionale c’è ancora. Il Mezzogiorno d’Italia di oggi è ora in condizioni molto migliori di quello di ieri, ma il divario con il Nord resta stabile o aumenta. Segno che il Nord corre, il Sud arranca”.

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