Lucilla Galeazzi mette insieme “Il Fronte Delle Donne”

Durante gli anni delle grandi guerre mondiali, mentre gli uomini erano impegnati a combattere al fronte, chi portava avanti il Paese nella sua eccezionale quotidianità erano le donne. Questo rappresentava non solo una necessità ma anche uno scandalo, perché permetteva loro – quasi costringendole – di avere accesso a ruoli e posizioni lavorative ma anche decisionali fino a quel momento precluse. Ciò produsse una graduale emancipazione dei costumi e una notevole accelerazione culturale, ma a che prezzo? E perché i nomi di queste eroine di tutti i giorni sono stati condannati al silenzio e all’anonimato vista la loro essenzialità? A questa e a molte altre domande vuole rispondere “Il Fronte Delle Donne”. Lo spettacolo, in scena al Teatro Vascello fino al 25 febbraio, scritto e interpretato da Lucilla Galeazzi – grande voce della musica popolare italiana – accompagnata dal gruppo vocale Le Vocidoro e curato dalla regia di Maria Rosaria Omaggio si concentra su un preciso momento storico: quello della Prima Guerra Mondiale, dove alla strage di uomini si alterna l’imposizione alle donne di ritmi massacranti, dai turni in fabbrica ai raccapriccianti – ma a quanto pare necessari – casini di guerra, dove “prostitute d’esercito” erano costrette anche a un centinaio di rapporti al giorno.

Il prologo è affidato alla regista stessa, che rievoca quel tempo con una certa ieracità attraverso alcune poesie di Ungaretti, una selezione tratta da “Parla Una Donna – Diario Di Guerra” di Matilde Serao e i poco conosciuti versi femministi di Ada Negri. Il palco, poi, è tutto della Galeazzi e della sua ensemble: Sara Marchesi, Chiara Casarico, Susanna Buffa, Susanna Ruffini, Marta Ricci, Nora Tigges e Stefania Placidi. Saranno loro ad alternare aneddoti e canti popolari – del periodo o di guerra – mentre le videoproiezioni illustrano con immagini d’epoca e le pagine dei giornali di allora il punto di vista femminile sul conflitto.

“Il Fronte Delle Donne” ha l’indubbio pregio di puntare i riflettori su tante vicende sottovalutate o dimenticate. Palpabile, inoltre, è l’impegno di Lucilla Galeazzi, che si è occupata personalmente delle approfondite ricerche atte a documentare e far riemergere voci altrimenti non ascoltate. Ciò che, però, rende poco fluido e un po’ meno godibile lo spettacolo è la scelta di alternare i brani cantati e la prosa a momenti recitati: con rare eccezioni, le ragazze che compongono Levocidoro hanno qualche difficoltà a sostenere le varie parti affidate, mentre si trovano decisamente più a loro agio affrontando le belle partiture vocali. La protagonista, invece, si muove con sicurezza all’interno dei ruoli di narratrice, attrice e cantante, mantenendo una passione e un’autenticità che fanno passare in secondo piano il problema tecnico al suo microfono, di fatto spento per la prima parte dello spettacolo, guidando il pubblico verso un finale corale che passa per “Ninna Nanna Della Guerra” dell’indimenticabile Trilussa ed esplode con “O Surdato ‘Nnammurato”: letto all’interno di quell’ottica femminile che pervade l’intera messinscena, il celeberrimo brano di Aniello Califano ed Enrico Cannio acquista praticamente un nuovo significato. E si rivela non più come tripudio d’amore assoluto ma una specie di medaglia al valore con cui decorare in qualche modo la memoria di tantissime figure eroiche che non sappiamo o possiamo chiamare per nome.

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