“Clitennestra. Voi La Mia Coscienza, Io Il Vostro Grido”. E il mio verdetto

Il solo nominarla evoca immediatamente infedeltà, tradimento, violenza e ferocia: Clitennestra è la lussuriosa amante di Egisto, la crudele aguzzina di Elettra, la sadica assassina di Cassandra e la spietata belva che uccide con l’inganno il marito, Agamennone, non appena tornato vincitore da Troia. Troverà anche lei la morte per mano di un famigliare: quel figlio – Oreste – che considera l’omicidio del padre molto più grave di quello della sorella Ifigenia, sacrificata da Agamennone per propiziarsi i venti in Aulide, dove la sua flotta era bloccata. Il tribunale degli dei gli darà ragione.

È al tribunale degli uomini, invece, che sembra rivolgersi questa Clitennestra (Eleonora Lipuma): il bisogno di dare la sua versione dei fatti attraversa le epoche – come solo il mito riesce a fare – e si intreccia con il celebre delitto di Novi Ligure, che ha come protagonista Erika (Maddalena Serratore, che significativamente interpreterà anche il ruolo di Elettra) e Omar (Marco Masiello, che altrettanto argutamente vestirà i panni di Egisto). Passato e presente si confonderanno per far rivivere l’atroce inganno di cui è vittima Ifigenia (Paola Cultrera), la ragione di stato a cui è costretto a cedere, non senza una certa vanità, Agamennone (Silvio De Luca) e il desolante vaticinio di Cassandra (Virginia La Tella). Mentre un implacabile Oreste (Antonio Bandiera), spalleggiato dalla sorella Elettra, eseguirà il suo compito senza dimostrare il benché minimo tentennamento. Un atteggiamento simile a quello riscontato nella giovanissima coppia di fidanzati assassini dei giorni nostri.

“Clitennestra. Voi La Mia Coscienza, Io Il Vostro Grido” – vincitore del Premio della critica di Tradizione Teatro, Premio UT 35 di Napoli 2016 e Premio miglior attrice UT 35 Napoli 2016 – torna in scena nella Capitale, presso il Teatro Tor Bella Monaca: l’essenziale regia di Alessia Tona riesce a far percepire l’orrore di entrambe le stragi familiari attraverso un intelligente utilizzo di tanto asettici quanto azzeccati grandi teli trasparenti. Saranno loro a fare da quinte dietro cui non si riesce a celare l’orrore, pur rendendolo opaco, ambiguo. Il resto è lasciato alla bravura delle interpreti femminili, tra cui svetta la toccante prova di Paola Cultrera, a cui non corrispondono, però, le prove maschili. Erika, come Elettra verserà il sangue della madre. Omar come Egisto sarà un succube, ma ugualmente colpevole, complice innamorato. Alla fine è chiesto un verdetto: personale, perché si risvegli la coscienza in ognuno. E quindi dico: nel mito, Oreste sarà assolto dal tribunale ateniese dell’Aeropago grazie al voto decisivo di Atena, dea vergine e mai stata madre. Nella realtà, Erika e Omar mi auguro non si liberino delle Erinni così facilmente.

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