Sorelle Regine: ridere e piangere di un comune destino.

Molto si è detto, scritto e – soprattutto – inventato su Maria Antonietta, la tanto sfortunata quanto celebre regina di Francia. Poco conosciuto è, invece, il fortissimo rapporto che la legava alla sorella di poco maggiore, Maria Carolina. Di indole caparbia e decisa, una volta andata in sposa – anche lei giovanissima – a Ferdinando I Di Borbone divenne Regina di Napoli e di Sicilia. Ma la sua parabola regale fu molto diversa da quella sorella: non solo per il gran numero di eredi che riuscì a dare alla corona – 18 figli, anche se non tutti sopravvissero – ma anche per come di fronte a un marito più interessato alla caccia e alle sottane seppe prendere in mano le redini del regno. Inizialmente favorevole a un dispotismo di tipo illuminato, fu sostenitrice della massoneria, di artisti e letterati e a lei di deve il cosiddetto “Statuto Di San Leucio”: uno statuto per l’epoca davvero progressista, che sanciva all’interno della colonia di San Leucio pari diritti tra uomini e donne. Tutto questo cambiò una volta appresa l’orrenda fine dell’adorata sorella, ghigliottinata dai rivoluzionari.

In occasione del DOIT Festival – di cui Missioni Teatrali è media partner e ospitato dall’Ar.Ma Teatro – è andato in scena il monologo Regine Sorelle: scritto, ma anche diretto, da Mirko Di Martino, prodotto dal Teatro dell’Osso e con come protagonista l’eccellente Titti Nuzzolese, questa brillante messa in scena pop indaga il legame tra queste due sorelle e regine – così vicine per affetto ma così distanti per indole e sorte – attraverso una serie di invenzioni dal ritmo travolgente. Basti pensare a come una sola attrice riesca a divenire ora l’una ora l’altra in base al profilo rivolto al pubblico, ma non solo: a Titti Nuzzolese non serve altro che cambiare accento e atteggiamento per ricreare sul palco alcune figure chiave della vicenda umana e politica delle due regnanti. Vediamo così materializzarsi una serie infinita di personaggi: dalla Contessa DuBarry all’imperatrice Maria Teresa, dal Conte Di Mercy alle pettegole zie di Luigi XVI – Adelaide, Vittoria e Sofia – fino all’immancabile servetta napoletana che delinea un quadro realistico di ciò che, alla corte di Napoli, tutti dicono e chiunque finge di non sapere.

Regine Sorelle ha, inoltre, il pregio di riuscire a istruire il pubblico intrattenendolo, perché restituisce un fedele spaccato di Storia abbellendolo di invenzioni divertenti, una mimica irresistibile e forme dialettali spassosissime. Alternando impeccabilmente questi aspetti più farseschi a un’attenta analisi psicologica di queste due ragazzine scagliate sin da giovanissime al centro di giochi di potere infinitamente più grandi di loro. Finite ognuna in un diverso Paese di cui poco conoscono la lingua e mai abbastanza le usanze di corte,il loro compito principale sarà garantire una discendenza, incantare il rispettivo consorte, conquistare il popolo e, possibilmente, portare avanti una politica filo-austriaca. Maria Antonietta fallirà miseramente in quasi tutti questi compiti: per ingenuità, ignoranza, mancanza di lungimiranza, cattivi consiglieri e un marito inadeguato. Capirà cosa vuol dire essere una regina solo verso la fine: dimostrando un coraggio, una forza euna nobiltà non comuni. Maria Carolina avrà apparentemente più fortuna, ma il vento del progresso culturale e politico sferzerà anche lei, scaraventandola lontano dai suoi giovanili ideali illuminati e da quel Regno Di Napoli per cui tanto aveva fatto. Le due sorelle non si incontreranno mai più: o forse sì, nell’attimo in cui gli onori e gli orrori del presente non contano più nulla.

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