Se Vuoi Una Cosa, Vai A Prendertela. Intervista a Martina Giusti

Martina Giusti è una brava attrice, una persona diretta, un talento ostinato. Questa è l’impressione che mi sono fatto dopo averla conosciuta in occasione dello spettacolo B/RIDE – nato dalle suggestione scaturite dal cortometraggio Finché Morte Non Ci Separi di Damian Szifron e in collaborazione con la compagnia Anonima Sette – e averla incrociata come spettatrice di alcuni spettacoli teatrali, chiacchierandoci sempre volentieri. Sono così venuto a conoscenza di SCuP Teatro 2018: ogni martedì SCuP – il progetto di occupazione per creare spazi di cultura, aggregazione e welfare all’interno di aree mal gestite e, di fatto, abbandonate – ospita una vera e propria rassegna che durerà fino al 29 maggio. Le ho chiesto, quindi, di approfondire l’argomento in occasione del debutto di un notevole studio su Cecità di José Saramago, ideato da Giuseppe Lo Piccolo e Pierre Jacquemin, valorizzato dalle musiche e i video di Pietro Leone e che le ha permesso di dividere il palco con Marco Guglielmi, Marco Leone, Marta Lunetta, Cristian Pagliucchi e Vittorio Pissacroia.

Come nasce l’idea di una rassegna teatrale all’interno di SCuP?

“Rassegnamoci” – il titolo che abbiamo scelto per la rassegna – nasce da un collettivo spontaneo formato da attori e registi che hanno frequentato in questi anni le mura di SCuP. Eh sì, perché SCuP Sport E Cultura Popolare, in via della Stazione Tuscolana, è un centro sociale che raccoglie moltissime realtà e attività differenti. Tra queste, c’è anche la possibilità di utilizzare le sale per fare le prove a prezzi accessibilissimi o anche solo con formule di mutuo scambio. Ed è proprio così che io ne sono venuta a conoscenza, assistendo a una restituzione pubblica di un lavoro della compagnia “Internoenki” (che pure fa parte del collettivo), ed è sempre qui che B/RIDE ha preso forma… Insomma, dopo esserci incontrati tutti e aver capito che il settore teatro a SCuP poteva essere nutrito, abbiamo deciso di muovere il primo passo: organizzare una raccolta fondi per avviare dei lavori di ristrutturazione di uno dei capannoni nel quale nascerà una vera e propria sala teatrale.

Per fare cassa, abbiamo lanciato questa rassegna che prevede una settimana di residenza e una restituzione pubblica. Gli artisti possono riallestire un lavoro o crearne uno nuovo e presentarlo in forma di studio, avendo a disposizione lo spazio per una settimana. Al termine dei sette giorni, di martedì, il risultato viene aperto al pubblico con una serata spettacolo che prevede una sottoscrizione minima di tre euro.
Il primo mese è andato bene ma speriamo di ampliare ancora di più il giro di spettatori!

Qual è il tuo ruolo all’interno di questo progetto?

Diciamo che non c’è una vera e propria suddivisione dei ruoli ma dato che la rassegna dura fino a maggio, abbiamo stabilito dei referenti per i vari mesi e io e altri due ragazzi ci siamo occupati di marzo: allestimento del palco, comunicazione, accoglienza alle compagnie. Adesso “passiamo il testimone” ai nostri colleghi di aprile.

L’esperienza di SCuP suggerisce come nonostante i tanti spazi off a Roma si abbia comunque l’esigenza di qualcosa di diverso, ancora più off. Perché?

Mah.. Non credo di tratti di una questione tra “off” e “on”. A Roma ci sono molti teatri, fin troppi forse, ma quello che manca è la collaborazione tra le varie realtà soprattutto per quanto riguarda la “dispersione” del pubblico. Il nostro intento è quello di fare rete tra artisti e spettatori e in particolare tra artisti e artisti. Sapere che esiste un luogo che può essere utilizzato per la creazione è fondamentale per chi si cimenta nella produzione di un nuovo lavoro.

La nostra iniziativa nasce infatti dalla volontà di creare un luogo di cultura accessibile a tutti e questo sottolinea evidentemente una mancanza. Ancora di più in questi ultimi due anni in cui abbiamo assistito alla chiusura di luoghi come il Rialto, il Valle o l’Angelo Mai.
Sarebbe bellissimo immaginare SCuP come un cantiere teatrale, con un teatro all’attivo nel quale organizzare festival e spettacoli su cui anche altri teatri possano contare, in un’ottica appunto di scambio e “mutuo soccorso”.

Il tuo impegno sociale è evidente: che ruolo deve – o dovrebbe – rivestire il teatro contemporaneo all’interno di questo dibattito?

Credo che per fare bene questo mestiere sia indispensabile avere gli occhi aperti sul presente. Siamo in un momento culturalmente critico – non parlo solo di contenuti ma di possibilità, di mezzi con cui fare cultura- e in particolare la mia generazione è nata e cresciuta con un sentimento di sfiducia nel futuro e con un’ansia latente rispetto alla realizzazione personale e lavorativa. Non possiamo non fare i conti con tutti questo. Per me SCuP rappresenta una reazione, un atto resiliente nei confronti di questa tendenza. Se vuoi una cosa, vai a prendertela. Se resto ad aspettare una chiamata non arriverò mai dove voglio quindi preferisco muovermi, cimentarmi anche in qualcosa che non “dovrebbe” competermi e vedere cosa ne esce fuori. Fino a ora costruire un palco e vedere una platea gremita mi ha riempito di fiducia ed entusiasmo e mi accorgo di quanto sia importante come individuo, come attrice ma anche e soprattutto come singolo facente parte di una collettività.

Il teatro nasce come il luogo della condivisone e della comunità e si fa specchio di quest’ultima, per questo motivo abbiamo bisogno di spazi in cui la sua funzione originaria sia esaltata. Finora abbiamo visto prendere posto in platea addetti ai lavori, bambini, signore e signori del quartiere, addirittura dei ragazzi con disabilità e tutto questo è stato fatto con la sola forza della collaborazione. Senza finanziamenti, senza appoggi esterni, misurandoci di volta in volta con le necessità degli artisti e le aspettative del pubblico, con l’unico obiettivo di passare un’ora insieme “attraversando” uno spettacolo, che fosse la messa in scena di un manifesto femminista o le acrobazie rocambolesche di un clown. Io ringrazio i ragazzi di SCuP perché hanno saputo credere nella potenza di questa iniziativa e ne hanno riconosciuto il valore mettendo a disposizione tempo, braccia e disponibilità assoluta.
Penso che tutto ciò dovrebbe risuonare nelle orecchie di chi ancora crede che la cultura sia un trascurabile passatempo.

So che a breve tornerai a vestire i panni di B/RIDE. Quali sono i tuoi altri progetti futuri?

Per chiudere il cerchio della mia attività all’interno di “Rassegnamoci”, sono appena stata in scena con un lavoro ispirato a Cecità di Saramago. È un primissimo studio ed è stato bello portarlo alla luce proprio a SCuP. Il 28 e 29 aprile, invece, B/RIDE sbarcherà alle Cantine Teatrali di Monterotondo, nel frattempo siamo in attesa di conferme per delle date estive.

E poi ci sono altre cose in cantiere… Tipo un lavoro a due voci, che dopo un anno passato a “monologare” ci vuole, però è troppo presto per aggiungere dettagli!

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