Amore Di Donna. Quello Che Non Si Dice.

Due donne, due attrici, si interrogano sul loro futuro: una riflessione che le porta a indagare il passato a partire dal vuoto del presente passando per il percorso esistenziale di quella nonna Maria che un tempo fu anche molto altro. Prima bambina ingenua, che non ha occhi che per quel fratello maggiore idealizzato e rimpianto perché morto giovanissimo durante la Seconda Guerra Mondiale. Poi ragazza buona e remissiva, di poche pretese e senza tanti grilli per la testa nonostante l’intero nucleo familiare, originario della Calabria, viva in una città da sempre progressista come Milano: un cinema con l’amica ogni tanto, qualche altro svago casalingo e nessun uomo a cui sia consentito avvicinarsi a lei per nessuna ragione. Fino a quando non compare nella sua vita Nunzio, ovviamente amico del fratello e proveniente dalla stessa zona di origine, che la chiede in sposa e – ottenuto l’assenso generale – ne decide il ritorno al Sud.

La aspetta un’esistenza comune, condivisa da tantissime altre donne come lei, quasi il paradigma di un Paese dove cambiano le casacche politiche, i programmi televisivi e le canzonette ma nella sostanza poco si fa per valorizzare la diversità di pensiero e l’unicità della propria interiorità. Anzi, più questa si uniforma ai desideri altrui tanto meglio. Ma sarà proprio un ultimo desiderio, mai ammesso e finalmente espresso da una Maria ormai anziana, ad aprire un piccolo spiraglio su ciò che a ogni donna dovrebbe essere concesso: specie se è stata figlia, sorella, madre e nonna.

Debutto assoluto al Teatro Studio Uno per Amore Di Donna: scritta e interpretato da Jessica Granato e Arianna Barberi con la regia di Riccardo Marotta, è un’opera semplice nel senso più bello del termine. Nata dall’urgenza di raccontare una storia particolare per non farne sbiadire il ricordo, diventa riflessione gentile sul femminile ma anche delicata analisi di un tempo sempre meno a nostra disposizione nonostante il suo scorrere sia cadenzato invariabilmente da secondi, minuti, ore e le illusioni del nuovo millennio vogliano convincerci sia in mano nostra. Le funzionali ma poetiche scelte registiche fanno da perfetta cornice all’interpretazione piacevolmente naturale di Jessica Granato, mentre Arianna Barberi riesce ad alternare parti sia maschili sia femminili con estrema disinvoltura ed efficacia. Verso la fine, devo ammetterlo, mi viene un sospetto: che in fondo Maria si chiami Italia.

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