In Migrazione: dossier “Straordinaria accoglienza”, dati e numeri dell’accoglienza in Italia

La politica attuale e tutto il conseguente dibattito è concentrato prevalentemente sul tema migratorio. Ministri, giornalisti, intellettuali, associazioni stanno combattendo una battaglia mediatica e probabilmente presto sociale seguendo la dicotomia “accogliere si/accogliere no”. Non è probabilmente solo questo il problema, e a ricordarlo è il recente dossier di In Migrazioni, presentato a Roma il 10 luglio scorso dal suo presidente Simone Andreotti, dal titolo “Straordinaria accoglienza”.

Secondo In Migrazione, il cui dossier completo può essere scaricato andando sul suo sito, analizzando tutti i bandi e capitolati di tutte le prefetture italiane ne deriva che sarebbero solo 16 i bandi di gara per l’apertura e la gestione dei Centri di Accoglienza Straordinaria ( C.A.S.) che raggiungono la sufficienza, 64 risulterebbero carenti e 21 molto carenti. Gare d’appalto mediamente caratterizzate da forti ritardi burocratici nell’espletamento di tutte le procedure: si sono riscontrati più di 5.000 giorni di ritardo tra la data prevista di avvio dei servizi e l’aggiudicazione delle gare d’appalto, con una media nazionale di ritardo per Prefettura di quasi due mesi. Un dato che dovrebbe far riflettere sia il Ministero dell’Interno attuale che quelli passati. Sono questi ritardi, infatti a pesare sulle casse dello Stato e a rendere spesso, secondo In Migrazione, necessarie proroghe tecniche delle passate aggiudicazioni. Una situazione rilevata sui bandi di gara per l’apertura dei 178.338 posti per ospitare richiedenti asilo nei CAS in tutta Italia, che rappresentano oltre il 90% della complessiva capacità della “ prima accoglienza”.

Non mancano, nonostante questi rilievi, esempi virtuosi, che dimostrano come la “ prima accoglienza” può essere anche efficace e di qualità. Sul podio della ricerca, infatti, In Migrazione ha collocato i bandi delle Prefetture di Rieti, Siena e Ravenna, che dovrebbero rappresentare un punto di partenza per ridisegnare in Italia una “ Straordinaria accoglienza”. A Cosenza, Crotone e Firenze invece i bandi più carenti.

“La scelta inedita di analizzare il sistema di prima accoglienza partendo dai bandi pubblici – spiega Simone Andreotti, presidente di In Migrazione – nasce dalla convinzione che nei capitolati e nei disciplinari delle gare ci deve essere l’anima dei CAS. E’ nei bandi che si trovano le regole del gioco per i gestori privati, che – continua Andreotti – più sono definite e tanto più accrescono l’efficacia dei controlli e, in caso d’inadempienza, la possibilità di applicare penali o rescindere convenzioni”.

In tutta Italia sono stati messi a bando dalle Prefetture quasi 180 mila posti nei Centri di Accoglienza Straordinaria. Se in termini assoluti a ospitare più richiedenti asilo nei C.A.S. sono la Lombardia (27.131 posti messi a bando), la Campania (17.500) e il Lazio (16.449), in rapporto ai residenti queste regioni ospitano appena 3 richiedenti ogni 1.000 residenti. “ Non assistiamo ad alcuna invasione – spiega Andreotti – il problema non è il numero di persone che sbarcano scappando da guerre e violenze, ma l’incapacità del nostro Paese di rispondere a questo fenomeno mettendo in campo un sistema di accoglienza efficace e di qualità”. Dunque, secondo In Migrazione, la prima riflessione critica dovrebbe riguardare la capacità del Paese di organizzare una governance capace di rispondere adeguatamente alla normativa internazionale e nazionale, ai bisogni della collettività e dei richiedenti asilo, secondo binari condivisi fondati sulla trasparenza e l’efficienza, la professionalità dei suoi operatori e il superamento di strumentali e pericolose polemiche.

La “ pressione” dell’accoglienza sui cittadini che risiedono in un territorio non è infatti determinata dai numeri complessivi, quanto dalla loro concentrazione, ovvero dalla dimensione dei centri, che troppo spesso ospitano un numero eccessivo di persone, con conseguenze negative sulla qualità dell’accoglienza e sul rapporto con la comunità ospitante. Una delle principali criticità evidenziate nella ricerca sono proprio le dimensioni delle strutture. Solo in poco più di 1 gara d’appalto su 4 viene stabilito un limite inferiore ai 60 ospiti per centro di accoglienza. Nel 68% dei casi, invece, viene data la possibilità di aprire centri ospitanti tra gli 80 e i 300 utenti (in alcuni casi anche superiore).

Anche sulla quantità e la qualità dei servizi alla persona e per l’integrazione nei bandi di gara pubblicati dalle Prefetture si evidenzia un’altra forte carenza: oltre il 60% non raggiunge la sufficienza su questo aspetto. Sono in particolare l’orientamento e il supporto legale per la domanda di protezione internazionale (negativa valutazione in 89 bandi su 101), l’insegnamento dell’italiano L2 (83/101) e la mediazione linguistica e culturale (76/101), i servizi su cui è stata rilevata una maggiore carenza. Carente, anche se sensibilmente migliore, la situazione per i servizi connessi al lavoro, al volontariato e alla positiva gestione del tempo (solo il 49% positivo) e i servizi di assistenza psicologica e sociale (57% negativo). Nettamente migliore è la situazione per quanto concerne l’assistenza sanitaria, considerata positivamente in 85 bandi sui 101 analizzati.

Con il Decreto del Ministro dell’Interno con cui è stato approvato lo schema di Capitolato per la gestione dei centri di accoglienza, nonché i criteri per l’aggiudicazione dell’appalto del 2017, si sarebbe, secondo In Migrazione, preso spunto dai capitolati tecnici dei grandi Centri Governativi (CARA in primis). Un passo indietro che mortifica le esperienze positive e invece valorizza quelle più negative. Su questo aspetto sarebbe interessante ascoltare la replica della passata classe di governo, e ragionare con l’attuale su come superare un modello che il Paese persiste nell’adottare e considerare come centrale.

Non poteva, infine, mancare una riflessione sui famosi 35 euro, che una diffusa retorica vorrebbe attributi direttamente ai richiedenti asilo. Dei 35 € di pro die pro capite medio per l’accoglienza straordinaria dei richiedenti asilo, soltanto 2,50 € vanno direttamente alle persone accolte (che comunque spendono sul territorio per soddisfare le loro necessità). Il restante, ovvero oltre il 92% del finanziamento, viene usato dal privato che gestisce i Centri di Accoglienza Straordinaria.

Un dato evidente se si pensa che l’accoglienza straordinaria porta (o dovrebbe portare quando ben gestita) a quasi un miliardo di € in tutta Italia per creare direttamente nuovi posti di lavoro, senza contare un indotto stimabile in un altro miliardo di euro l’anno. Solo le spese per il personale connesso all’accoglienza straordinaria possono creare, escludendo l’indotto, oltre 36.000 posti di lavoro qualificati. “ Ancora una volta – sottolinea Andreotti – il miglioramento delle condizioni della vita di chi è ospitato porta ad un miglioramento anche per la società ospitante”.

L’Italia ha urgente bisogno, conclude In Migrazione, di abbandonare la discussione “ Accoglienza sì/Accoglienza no” in favore di un sistema di prima accoglienza efficace, razionale e di qualità. È urgente, dunque, avviare un percorso concreto per uniformare, all’insegna del miglioramento della qualità, i Centri di Accoglienza Straordinaria, prendendo atto che di straordinario non hanno più nulla. Un sistema di prima accoglienza che quantitativamente rappresenta il 90% della prima accoglienza nazionale e che esiste da oltre 4 anni, si è trasformato, nei fatti, in ordinario.

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