Manifestazione a borgo Hermada (LT) contro ogni forma di sfruttamento lavorativo e razzismo

l 09 settembre a partire dalle ore 17.00 presso borgo Hermada (Terracina, in provincia di Latina), la cooperativa In Migrazione, la Flai Cgil, la Cgil e la Comunità Indiana del Lazio, organizzano una manifestazione alla quale invitano a partecipare organizzazioni, cittadini, lavoratrici e lavoratori, allo scopo di rispondere unitariamente e collettivamente al diffuso sfruttamento del lavoro bracciantile, alle agromafie, al caporalato che nel territorio risulta particolarmente organizzato e sistemico e ad ogni forma di razzismo. Una necessità rafforzata dai recenti episodi accaduti proprio in provincia di Latina contro migranti, in alcuni casi richiedenti asilo sub sahariani, in altri lavoratori indiani o nordafricani, che nell’esercizio dei loro diritti fobndamentali di lavoratori o di residenti, sono stati aggrediti o intimiditi (anche tramite armi softair) con azioni che meritano il massimo della denuncia. La partenza dell’iniziativa è prevista presso il tempio (Gurudwara) di borgo Hermada (LT) e si snoderà per le campagne e le strade del piccolo borgo rurale del Sud Pontino, sino a termine nella piazza centrale, dove prenderanno la parola Gurmukh Singh, presidente della Comunità Indiana del Lazio, Marco Omizzolo, responsabile scientifico di In Migrazione e presidente di Tempi Moderni, Ivana Galli, segretario generale della Flai Cgil e concluderà Susanna Camusso, segretario della Cgil. Il mezzo di locomozione immaginato, in questo caso, sono le biciclette, spesso utilizzate dai braccianti indiani per raggiungere o tornare dalle campagne dove trovano spesso occupazione nelle molte aziende agricole locali. Questa manifestazione, alla quale hanno già aderito numerose realtà locali e nazionali a partire dal centro studi Tempi Moderni, vuole denunciare l’inaccettabilità di qualunque atto intimidatorio e violento nei confronti di chiunque ma in particolare nei confronti di coloro che sono già vittime di un sistema di sfruttamento particolarmente grave. I dati e le informazioni già note sono molte, sia con riferimento ai braccianti indiani residenti in provincia di Latina sia a livello nazionale. A questo riguardo si ricorda che, secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto e la Flai Cgil (Agromafie e caporalato, 2018), sono tra 400.000/430.000 i lavoratori agricoli esposti al rischio di un ingaggio irregolare e sotto caporale; di questi più di 132.000 sono in condizione di grave vulnerabilità sociale e forte sofferenza occupazionale. Inoltre, più di 300.000 lavoratori agricoli, ovvero quasi il 30% del totale, lavorano meno di 50 giornate l’anno. Presumibilmente in questo bacino è presente molto lavoro irregolare/grigio. Il tasso di irregolarità dei rapporti di lavoro in agricoltura è pari al 39%. Secondo Eurispes, infine, il volume d’affari complessivo annuale delle agromafiae è salito a 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno. Si tratta, con tutta probabilità, di un dato ancora largamente approssimativo per difetto, perché restano inevitabilmente fuori i proventi derivanti da operazioni condotte “estero su estero” dalle organizzazioni criminali, gli investimenti effettuati in diverse parti del mondo, le attività speculative poste in essere attraverso la creazione di fondi di investimento operanti nelle diverse piazze finanziarie, il trasferimento formalmente legale di fondi attraverso i money transfer in collaborazione con fiduciarie anonime e la cosiddetta banca di “tramitazione”, che veicola il denaro verso la sua destinazione finale. La filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita, ha tutte le caratteristiche necessarie per attirare l’interesse di organizzazioni che via via abbandonano l’abito “militare” per vestire il “doppiopetto” e il “colletto bianco”, come si diceva un tempo, riuscendo così a scoprire e meglio gestire i vantaggi della globalizzazione, delle nuove tecnologie, dell’economia e della finanza 3.0. Nel Pontino il lavoro condotto soprattutto dalla cooperativa In Migrazione, sia di natura vertenziale sia analitico, ha permesso di scoprire un sistema rodato ed organizzato che parte del Punjab e termine nell’Agro Pontino, con lavoratori spesso vittime di tratta e caporalato e vittime di grave sfruttamento sino ad indurli ad assumere, come analizzato nel relativo dossier “Doparsi per lavorare come schiavi”, sostanze dopanti come oppio, metanfetamine e antispastici allo scopo di reggere le relative fatiche. Un sistema perverso che colpisce la dignità dei lavoratori e consolida alleanze e interessi mafiosi. Ragioni più che valide per partecipare alla manifestazione del 09 settembre prossimo.

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