Callas te quiero. Intervista a Manfredi Gelmetti

Il 10 dicembre al Teatro Quirino di Roma debutterà in prima nazionale Callas Te Quiero – La Lirica incontra il Flamenco, uno spettacolo di Manfredi Gelmetti per ricordare in occasione del novantacinquesimo anniversario di nascita la grande artista che fu Maria Callas.

Prima di affrontare lo spettacolo parliamo di te Manfredi e del tuo percorso. Come ti vedi collocato ora in base alla tua esperienza?

Ho sempre recitato, da quando ero bambino, poi 20 anni fa ho deciso di tentare di dare un senso alla mia passione per il teatro, ho cominciato a studiare, tanto, prima in Italia, poi a Londra. Il mio primo lavoro da attore professionista è stato nello spettacolo di Beatrice Bracco “Sacco e Vanzetti”, stavo terminando la sua scuola a quei tempi e Beatrice mi diede una parte. Da allora ho capito che avevo fatto bene a dare retta al mio istinto. Non ho mai più smesso di recitare. Il Flamenco mi ha travolto poco dopo, al punto da trasferirmi in Spagna per un po’. Successivamente ho cominciato a pensare che il Teatro e il Flamenco insieme potessero raccontare storie di grandi personaggi. Prima è nata l’idea di Caravaggio , poi Frida Kahlo e adesso Maria Callas. Posso dire di aver trovato attraverso il Teatro e la Danza un mio personale linguaggio.

Il flamenco ha una storia antica, uno spessore personale importante e ricco di identità. Che tipo di ricerca conduci sulle orme di questo ballo antico, ti attieni totalmente a formule della tradizione o personalizzi con un tuo linguaggio .

Sono estremamente convinto che si debba scavare fino alle radici della cultura di un popolo, sapere da dove vengo è il primo passo per capire dove voglio andare.

Il Flamenco ha una storia molto antica, un linguaggio musicale complesso, c’è di mezzo la musica indiana, araba, greca, africana, sud americana, perfino i Canti Bizantini hanno contaminato il Flamenco. Era necessario un periodo di studio profondo per poter elaborare un concetto o o raccontare una storia attraverso il flamenco.

La modernità segue le orme della tradizione. Ne sono certo. Una volta trovato il soggetto da rappresentare, mi documento , leggo, vedo, ascolto , trovo più notizie possibili sull’argomento e comincio a buttare giù delle idee. In seguito assemblo il canovaccio della storia ed i personaggi. Mi circondo sempre di colleghi e amici che vanno nella mia stessa direzione, ricercare una propria identità espressiva attraverso le arti.

Venendo allo spettacolo. Si parla di lirica e flamenco, com’è stato pensato questo connubio, da dove nasce l’intuizione che ha dato vita poi al processo creativo?

Tanti anni fa mentre vivevo a Siviglia ho conosciuto una ballerina che somigliava molto a Maria Callas, mi ha ispirato il soggetto. A distanza di tempo ho cominciato a lavorare alla Royal Opera House di Londra nelle produzioni di Carmen e La Traviata , ero attore e ballerino di fila,ci sono rimasto per 7 stagioni, quando non ero in scena mi mettevo dietro le quinte a guardare le scene del coro, gli assoli, i duetti e la mia mente pian piano ha messo insieme i pezzi, all’inizio solo per immagini e suggestioni che la musica mi dava. Negli anni lo spettacolo ha preso forma, è maturato, come maturano i frutti al sole ed oggi siamo qui a parlare del debutto. Il Flamenco e la Lirica riescono letteralmente a bucare l’anima , se ti catturano è per sempre.

Rapportarsi a una figura come la Callas è un grande impegno, com’è stato approcciarsi alla sua figura?

In punta di piedi mi sono addentrato nella Vita di Maria Callas, un gigante della Lirica, dell’interpretazione del personaggio. Ho scoperto molte cose di cui ero ignaro, ad esempio che fosse miope al punto da imparare a memoria ogni gesto e movimento in prova per la difficoltà di vedere il Maestro durante gli spettacoli. Un particolare che conferma quanto fosse dedita al suo lavoro, precisa e appassionata. La sua amicizia con Pasolini e Grace Kelly , il suo Mondo insomma mi ha letteralmente rapito.

Com’è nata questa collaborazione con Bianca Nappi?

Io e Bianca ci siamo conosciuti alla scuola di Beatrice Bracco. Ci siamo poi ritrovati in “Sacco e Vanzetti” . Le ho proposto la parte di Voce Narrante della Vita della Callas per la sua estrema versatilità , Bianca ha talento da vendere oltre ad essere molto disciplinata. E’ l’attrice giusta per questo ruolo.

Vivi tra Roma e Londra, due realtà che hanno un loro bagaglio e un proprio di approccio al teatro. Quali differenze rintracci nel modo di vivere il teatro da parte del pubblico?

Ho vissuto tanti anni a Londra, là esiste un senso del Teatro e dello Spettacolo a mio parere unico. I teatri sono a servizio degli spettacoli, ci sono teatri che nascono e vengono allestiti per una produzione specifica che resta in cartellone anche anni. Il West End di Londra si può dire sia gemellato con Broadway. Il pubblico a teatro ci va con entusiasmo, rispetta il lavoro dell’attore e vuole davvero entrare nella storia per uscire alla fine con qualcosa in più, diverso da quando è entrato in sala. Il pubblico abbraccia tutte le età.

In Italia spesso attira più il nome in cartellone che il soggetto rappresentato. Sono nate molte realtà off, mi piace. Personalmente sogno un Mondo che abbia un teatro in ogni quartiere, con una propria programmazione, alla portata di tutti e non solo di chi può permettersi oggi di andare a teatro.

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