Dal diario di bordo di Instabili Vaganti

Entriamo in teatro, il pubblico si alza in piedi e la sala sprofonda in un interminabile minuto di silenzio. E’ un giorno tragico per l’India, quello dell’attentato a Pulwama in Kashmir, il più violento degli ultimi 20 anni.

Poche e frammentarie le notizie che riusciamo a reperire, dalle drammatiche immagini che scorrono sugli schermi commentate nella lingua locale ai racconti di alcuni spettatori tra il pubblico e organizzatori del Festival che ci ospita.

Sulla strada che collega Jammu a Srinagar 46 paramilitari indiani sono morti dilaniati quando un loro convoglio è stato colpito dall’esplosione violentissima di un’autobomba che ha coinvolto 78 veicoli. Un attacco suicida rivendicato dai terroristi irredentisti islamici dell’Esercito di Maometto, che rivendicano l’indipendenza di un territorio autonomo a grande maggioranza musulmano, sul quale India e Pakistan rivendicano la propria sovranità.

Mysore 16 febbraio 2019

Lasciamo Mysore alla volta di Bangalore. Le strade sono poco trafficate, l’autista ci riferisce che la gente ha paura di uscire. Giunti nei pressi di un piccolo paese lungo la strada, l’auto è costretta a fermarsi dietro una lunga colonna di camion e veicoli in coda. Ai lati della vettura continuano a passare moto e motorini che si infilano nei minuscoli corridoi lasciati dalle auto incolonnate, sventolando piccole bandiere dell’India e inneggiando al proprio Paese, “Bharat! Bharat!”

Ai lati delle strade e sui tetti degli edifici ci sono centinaia di persone che attendono il passaggio di un convoglio che riporta la salma di una delle vittime dell’attentato nel proprio villaggio di origine. Auto della polizia precedono un camion pieno di fiori gialli che vengono lanciati sui passanti dalle persone aggrappate ai lati del mezzo. La gente sale sui camion in coda, sfodera i propri telefonini per filmare il passaggio del convoglio. Tra la folla appare l’immagine del militare caduto nell’attentato.

Malgrado la pericolosa ressa e la tensione che cresce al ritmo di frasi che esaltano l’India e accusano il Pakistan, l’emozione che riceviamo nell’assistere alla risposta di un’intera comunità è di una potenza incredibile. A poco a poco il giallo dei fiori ricopre la strada e il convoglio continua il suo viaggio, accompagnato da lacrime, orgoglio e indignazione.

Il sentimento che rimane in noi è quello di una catarsi itinerante che attraversa le strade del Paese dal Kashmir all’estremo sud, dove ci troviamo in questo momento, un momento delicato in cui, come non mai, ci sentiamo vicini a questo Paese e alla sua gente.

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