Fariba Adelkhah, ricercatrice francese incarcerata in Iran.

Comunicato del centro di ricerca FASOPO al quale aderisce anche Tempi Moderni:
Fariba Adelkhah, direttrice di ricerca presso il CERI-SciencesPo di Parigi e socia fondatrice del Fondo d’analisi delle società politiche (FASOPO, www.fasopo.org) e della Rete europea d’analisi delle società politiche (REASOPO, www.fasopo.org/reasopo), è stata arrestata in Iran, verosimilmente il 5 giugno. I suoi colleghi si sono accorti della sua scomparsa soltanto il 25 giugno, data in cui ne sono stati informati il Ministero degli esteri francese e l’Ambasciata francese a Teheran.
Teniamo ad esprimere solidarietà alla nostra collega e, allo stesso tempo, ringraziamento e riconoscenza ai diplomatici e responsabili politici francesi per il loro intervento discreto ma determinato. D’intesa con loro, abbiamo finora mantenuto uno stretto riserbo per non ostacolare la loro iniziativa, e per non alimentare la ‘strategia della tensione’ che è stata messa in atto, verosimilmente, da chi ha arrestato Fariba Adelkhah nel tentativo con ogni probabilità di utilizzare il suo arresto all’interno del braccio di ferro tra Teheran e Washington e nella mediazione tra le due parti promossa dalla Francia. Si tratta di un’ipotesi da prendere in considerazione, visto che non vi è alcuna ragione che possa giustificare l’incarcerazione della nostra collega. Le attività che Fariba svolge sono esclusivamente universitarie, Fariba non ha rapporti con nessun servizio di intelligence, non è impegnata in nessuna attività politica in Iran. Riteniamo che sia stata arrestata o come possibile moneta di scambio, o perché gli apparati di sicurezza iraniani, o una parte di essi, considerano ormai intollerabili la libertà scientifica e l’attività di ricerca. Le illazioni su un suo coinvolgimento in operazioni di spionaggio o di destabilizzazione non hanno nessun fondamento e per chiunque conosca il suo percorso professionale e personale risulterebbero ridicole se la sua libertà e la sua salute non fossero seriamente in gioco.
La diffusione della notizia della sua detenzione sui media e sui social network ci spinge a confermare tutta la nostra fiducia nell’operato delle autorità francesi per la sua liberazione e, contemporaneamente, a tenere informati coloro che nel mondo – e sono numerosi – hanno già iniziato a manifestare la loro solidarietà e indignazione.
Fariba Adelkhah, antropologa, è autrice di articoli e libri che hanno rinnovato profondamente la nostra comprensione della società iraniana, tra cui: La Révolution sous le voile. Femmes islamiques d’Iran (Karthala, 1991); Etre moderne en Iran (Karthala, 1998) e Les Mille et une frontières de l’Iran. Quand les voyages forment la nation (Karthala, 2012). Fariba è andata a studiare in Francia nel 1977 ed è poi rimasta a Parigi per ragioni personali. Non ha mai smesso in questi anni di studiare l’Iran attraverso lunghi soggiorni di ricerca sul campo, il che l’ha portata più volte ad essere ostacolata e sottoposta a misure di intimidazioine (come quando le fu ritirato il passaporto). Fariba non si è mai lasciata dissuadere, continuando a fare il suo mestiere di ricercatrice, considerandolo un diritto ma anche un contributo e un atto dovuto nei confronti del suo paese natale.
Fa oggi gelare il sangue nelle vene la lettura della lettera aperta al Presidente della Repubblica islamica Mahmoud Ahmadinejad, che Fariba aveva scritto nel 2009 commentando con toni premonitori l’arresto della dottoranda francese Clotilde Reiss ( https://www.lexpress.fr/actualite/monde/proche-moyen-orient/en-iran-le-chercheur-est-considere-comme-un-agent-007_780861.html) e che era stata pubblicata in francese su Courrier international ( https://www.courrierinternational.com/article/2009/09/10/contre-le-regime-de-la-peur-en-iran). Da quel momento Fariba Adelkhah si era allontanata dal suo ‘campo’ iraniano, e aveva cominciato a lavorare sulla società afgana con il suo abituale metodo di ricerca: a partire da ricerche sul campo condotte in condizioni difficili e pericolose. Ne ha tratto diversi contributi su Etudes du CERI (in libero accesso dal sito http://www.sciencespo.fr/ceri/fr/papier/etude) e numerose special issues di riviste scientifiche, articoli e capitoli in pubblicazioni scientifiche.
A seguito dell’elezione di Hassan Rohani alla presidenza della Repubblica, Fariba Adelkhah aveva ripreso le sue ricerche in Iran stabilendosi nella città di Qom, dove seguiva corsi di fiqh (diritto islamico) e si stava dedicando allo studio dell’istituzione clericale sciita e in particolare alle connessioni religiose tra Iran, Afghanistan e Iraq, in continuità con il suo lavoro Les Mille et une frontières de l’Iran. Inoltre, cosa meno nota, Fariba negli ultimi anni si è fatta conoscere sotto pseudonimo sulla scena letteraria iraniana per la qualità delle sue traduzioni in persiano di poemi francesi risalenti alla mistica medioevale e rinascimentale.
Fariba Adelkhah è una ricercatrice riconosciuta da tutti tanto per la qualità delle sue pubblicazioni quanto per la sua integrità personale. Il suo arresto è un atto grottesco e scandaloso. La Rete europea d’analisi delle società politiche si associa all’emozione che l’intera comunità scientifica internazionale ha espresso non appena è venuta a conoscenza della sua detenzione, e alla richiesta pressante della sua liberazione.
Prendendo atto del disprezzo della libertà scientifica espresso dalle autorità di Teheran, e del pericolo che corrono i ricercatori universitari che si recano in Iran, la Rete europea d’analisi delle società politiche chiede alle Istituzioni scientifiche e accademiche europee di sospendere immediatamente ogni forma di cooperazione con l’Iran – fatta eccezione per l’accoglienza degli studenti iraniani in mobilità – ed esprime sentimenti di fraternità nei confronti dei docenti e ricercatori iraniani che si trovano a far fronte all’arbitrarietà degli apparati di sicurezza della Repubblica islamica.
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