Lettera di un giudice del lavoro ai giovani in Italia

Cercherò di spiegare perché un giudice del lavoro come me segue e parla di lotta alle mafie.
Partirò da lontano e vi racconterò una storia. Era il primo maggio del 1947 e a Portella della Ginestra, vicino Palermo, i contadini si erano radunati per la festa del lavoro e per ricordare la recente vittoria alle elezioni del fronte popolare, formato dai partiti che volevano dare le terre ai contadini per lavorarle togliendole ai latifondisti che le lasciavano incolte. I mafiosi comandati da Salvatore Giuliano spararono sulla folla uccidendo 11 persone, tra le quali quattro ragazzini, e ferendone una trentina, di cui tre morirono subito dopo per le ferite. Era un momento molto importante per la vita del Paese. Si stava scrivendo la Costituzione che entrò in vigore il primo gennaio del 1948 e ancora oggi ci difende da ogni attacco alla nostra democrazia e ai suoi valori.
Ma la lotta della mafia contro i lavoratori proseguì con l’uccisione il 10 marzo del 1948 di Placido Rizzotto, il segretario della Camera del lavoro di Corleone. Ad indagare sull’omicidio un giovane capitano dei Carabineri, Carlo Alberto Dalla Chiesa, che nel 1982, con la moglie Manuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo, venne ucciso dalla mafia. Al posto di Placido venne nominato segretario della camera del lavoro di Corleone Pio La Torre, in seguito parlamentare e primo firmatario della legge 646\1982, che introduceva per la prima volta il reato di associazione di tipo mafioso (art. 416 bis del codice penale ) e che in quell’anno venne ucciso sempre dalla mafia.
Tornando a Placido Rizzotto oggi esiste un osservatorio in suo nome che ha il compito di indagare l’intreccio tra la filiera agroalimentare e la criminalità organizzata, con una particolare attenzione al fenomeno del caporalato e dell’infiltrazione delle mafie nella gestione del mercato del lavoro agricolo. Come vedete la lotta alle mafie si può fare anche contrastando il caporalato, un fenomeno che rende schiavi dei lavoratori, italiani e stranieri, per consentire enormi guadagni con lo sfruttamento del lavoro.
Molte cose da allora sono cambiate nelle mafie, la lotta è diventata più complessa perché la mafia si è fatta imprenditrice e in tutto il paese e tutto il mondo dove c’è possibilità di guadagno o solo di entrare in mercati economici importanti cerca di infiltrarsi. L’unica cosa rimasta immutata nel tempo è la mancanza assoluta di valori della mafia che vuole solo guadagnare e cerca il potere per guadagnare. E allora come contrastarla?
Molto ragazzi oggi partecipano alle manifestazioni per l’ambiente, il Friday for future. Questo vuol dire che hanno compreso il valore dell’ambiente e l’importanza del rispetto per lo stesso. Anche manifestare per questi valori vuol dire creare una cultura che contrasta le mafie. Chiedete a Roberto Saviano cosa è il fenomeno della Terra dei Fuochi, cioè lo smaltimento illegale di rifiuti tossici da parte delle organizzazioni criminali, che intossicano l’ambiente creando ferite enormi alla terra e pericoli mortali per chi vive in quei posti.
Pensate alle mafie come ad una malattia, un virus che contagia e infetta, come tutte le malattie ha bisogno di un terreno fertile per attecchire, il più favorevole è proprio la caduta dei valori. Ricordo ancora con vera ansia la telefonata registrata nell’ambito del processo Aemilia, che ha affrontato le infiltrazioni della Ndrangheta in Emilia Romagna, nella quale due cittadini emiliani valutavano come vantaggioso il contatto con la criminalità organizzata senza alcuna remora morale, civile, umana o altro.
Ma come tutte le malattie ci sono degli anticorpi che servono a combatterla e sono proprio i valori, tutti li ritroviamo nella nostra Costituzione, che sono il rispetto per le regole, l’amore per la vita (perché le mafie sono cultura di morte). Per vincere la malattia si deve fare prevenzione: noi dobbiamo vaccinarsi e vaccinare contro l’indifferenza!
Come tutte le malattie, le mafie possono essere sconfitte. Dico a voi giovani: fate politica, come avete fatto ieri e come stata facendo oggi, perché la politica è una cosa bella, non fatevi fregare, fare politica vuole dire interessarsi degli altri, non voltarsi dall’altra parte come vorrebbero le mafie.
E tornando la mio settore specifico del lavoro anche il bel lavoro è un valore, un lavoro in regola, pagato bene e sicuro è contro le mafie e tutti quelli che guadagnano sfruttando i lavoratori e mettendo in pericolo la loro vita. Anche con il bel lavoro si può combattere la mafia, come dimostra la legge contro il caporalato.
Quindi diamoci tutti da fare, dipende solo da noi.
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