L’Ecologia lungo la Nuova Via della Seta – Caucaso del Sud, Azerbaijan

La seconda parte del viaggio ecologico lungo la Nuova Via della Seta (http://www.tempi-moderni.net/2019/10/11/lecologia-lungo-la-nuova-via-della-seta-i-parte/), nei paesi partecipi o lambiti dalla Belt and Road Initiative, porta questa breve diserzione nel Caucaso del Sud. Il Caucaso è la lingua di terra che va dalla Turchia e l’Iran alla Russia bagnata ad est dal Mar Caspio e ad ovest dal Mar Nero. Con la caduta dell’URSS di cui faceva tutto parte il Caucaso è politicamente diviso in due: a nord della grande catena caucasica la Russia, a sud i tre stati post sovietici di Georgia, Armenia e Azerbaijan, repubbliche sovrane e indipendenti.

La regione meridionale è interessata allo sviluppo della via della seta, e pone sul tavolo il proprio potenziale di connettore nord-sud. La magistrale est-ovest è resa problematica dall’alta conflittualità della regione con tre conflitti irrisolti, confini chiusi, tratte aeree interrotte. Ciononostante qualcosa si muove. Un recente numero del Caucasus Analytical Digest è appunto dedicato al livello di integrazione del Caucaso del Sud nella nuova Via della Seta e dei progetti infrastrutturali ad esso collegati o collegabili (https://css.ethz.ch/content/specialinterest/gess/cis/center-for-securities-studies/en/publications/cad/details.html?id=/n/o/1/1/no_110_chinas_belt_and_road_initiative_a).

Questo contributo dedicherà una breve panoramica su quest’ultime per far familiarizzare il lettore con l’area e con le potenzialità e le difficoltà anche in termini di impatto ambientale. Poi si entrerà più nel merito delle questioni ambientali procedendo da est verso ovest, e quindi si inizierà la trilogia caucasica dall’Azerbaijan, dai problemi ambientali transfrontalieri che condivide con i vicini, e quelli più spiccatamente propri del paese.

 

Una rete in espansione

La grande debolezza della regione è la mancata interconnessione che riduce notevolmente gli interscambi, limita il mercato interno caucasico a scapito delle economie locali e i contatti fra le persone in una regione in cui tante ferite sia politiche che culturali andrebbero sanate. A questa lacuna enorme si sta cercando di porre rimedio, forse con un occhio più al mercato internazionale che a quello interno regionale. Il sistema portuale si sta sviluppando sia sul Mar Nero che sul Mar Caspio, con i porti di Anaklia, in Georgia, un porto di acque profonde e con Alat in Azerbaijan su cui convergono magistrali ferroviarie dalla Russia, dalla Turchia-Georgia e dall’Iran.

A proposito del sistema ferroviario la linea Baku-Tbilisi-Kars del 2007 dovrebbe essere in grado di trasportare entro il 2023 circa 17 milioni di tonnellate di merci e circa tre milioni di passeggeri. Per quanto riguarda invece il trasporto su ruota, la strada di trasporto internazionale Trans-Caspio del 2013 collega Kazakistan, Azerbaigian, Georgia, Turchia con una capacità di 13,5 milioni di tonnellate all’anno. L’Autostrada tangenziale di Batumi (Georgia) del 2017 mira a migliorare la connettività regionale in Georgia e l’efficienza del trasporto stradale lungo l’Oriente. A occidente invece il Lapis-Lazuli Transport Corridor, dello stesso anno, rafforza la cooperazione economica regionale e la connettività tra Afghanistan, Turkmenistan, Azerbaigian, Georgia e Turchia ed espande i collegamenti economici e culturali tra Europa e Asia. Nello stesso contesto transcontinentale si inserisce il corridoio multimodale Golfo Persico-Mar Nero che collega l’Iran con l’Europa attraverso l’Armenia e la Georgia. Iran, Armenia, Georgia, Grecia e Bulgaria sono membri chiave del progetto. Vi è poi l’ambizioso corridoio di trasporto nord-sud internazionale (INSTC), un’iniziativa guidata dall’India che collega l’India con la Russia e l’Europa attraverso l’Iran.

 

Azerbaijan

Ricco di idrocarburi e nella posizione ideale a farne un nodo di scambio, il paese soffre delle stesse conseguenze della crisi ambientale del Caspio che gli altri rivieraschi, e che nemmeno la convezione sullo status firmata dopo vent’anni di negoziazioni ha pienamente affrontato (https://www.balcanicaucaso.org/aree/Azerbaijan/Mar-Caspio-l-accordo-dei-paesi-rivieraschi-190342). Come gli altri produttori e raffinatori di idrocarburi, soffre le conseguenze ambientali di questa industria che è altamente impattante. La contaminazione del Mar Caspio a causa della trivellazione petrolifera a Baku è stata un problema dal 19 ° secolo. Il grave inquinamento dell’aria e dell’acqua è un problema nelle principali città a causa delle emissioni delle industrie petrolifere e chimiche. A queste due questioni che condizionano profondamente la qualità dell’ambiente nel paese si aggiungono allerte transfrontaliere e locali.

L’Azerbaijan nord-occidentale e Georgia nord-orientale, nel bacino fluviale Alazani, in azero Qanıx, sono soggette all’allarme che proviene dal rischio per il settore agricolo. L’agricoltura svolge nel bacino un ruolo dominante come importante fonte di reddito per la popolazione locale ed è un importante contributo alle economie nazionali. Uno studio dell’ENVSEC Initiative in partnership con l’Unione Europea segnala che a causa del previsto declino delle precipitazioni e dell’aumento della temperatura, il flusso di corrente del fiume transfrontaliero Alazani/ Qanıx diminuirà. Questo potrebbe diventare un importante fattore limitante per l’agricoltura e lo sviluppo energetico nella regione. Anche l’esposizione a maggiori rischi di catastrofi naturali fra le quali inondazioni improvvise, fanghi e frane influisce sulla sicurezza di quest’area.

La pianura dei fiumi Kura-Araks, le due grandi arterie idriche del Caucaso in cui confluiscono le acque anche dei paesi limitrofi, è un’importante area agricola la cui produttività è fortemente ipotecata al buon funzionamento del sistema di irrigazione. Il previsto declino della disponibilità di risorse idriche e l’elevata vulnerabilità della regione a inondazioni e siccità potrebbe portare all’insicurezza economica e di sostentamento a livello locale e nazionale.

 

Azerbaijan fra città e campagna

La penisola di Absheron in Azerbaijan è un hub per l’attività economica, l’urbanizzazione e le infrastrutture energetiche e dei trasporti. Questa regione densamente popolata ospita circa il 70% della produzione industriale del paese. Data l’importanza della regione per la vita economica e sociale del Paese e la sua elevata esposizione agli impatti dei cambiamenti climatici, questa regione è considerata particolarmente vulnerabile. Sulla penisola si trova la capitale, Baku. Il centro storico della città è stato sottoposto a massiccia cementificazione e costruzione che hanno portato all’accaparramento della terra e all’espropriazione. Le proteste sono state represse e gli arresti di attivisti hanno seguito la mobilitazione di vari settori della società. I cittadini dell’Azerbaigian sono generalmente consapevoli della necessità di proteggere l’ambiente, ma l’opinione pubblica non è debitamente rappresentata nelle politiche nazionali.

Per quanto riguarda il mondo rurale, durante il periodo sovietico sono state utilizzate concentrazioni pericolosamente elevate di pesticidi e fertilizzanti per aumentare la produzione agricola locale. Alla fine degli anni ’80, quando la consapevolezza ambientale è cominciata a emergere in URSS, l’alto tasso di mortalità infantile dell’Azerbaijan e alti tassi di malattie infettive sono stati collegati alle sostanze chimiche utilizzate nella coltivazione del cotone.

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