Intervista a Michele Buonerba, segretario generale SGB/Cisl Alto Adige: “La politica previene le morti bianche con i comunicati stampa”:

Dopo i primi due articoli/intervista sui temi dello sviluppo e dell’economia, Tempi Moderni con Alessandro Mauriello intervista il dott. Michele Buonerba, segretario generale SGB/Cisl Alto Adige e componente del Comitato di indirizzo e vigilanza dell’INAIL.
Dott. Michele Buonerba, ci descriva, per la sua esperienza, qual è lo stato dell’arte sul tema Salute e Sicurezza sui luoghi di lavoro?
“La tutela della salute e della sicurezza sul lavoro sono entrambi temi che non sono all’ordine del giorno dell’agenda politica. Pensiamo ad esempio al testo unico del 2008: dopo 11 anni dalla sua entrata in vigore mancano ancora 15 decreti attutativi e nel frattempo il mercato del lavoro ha subito delle mutazioni impensabili all’epoca in cui è entrato in vigore. Ad esempio il lavoro in piattaforma allora non esisteva, ma sto citando solo il più noto. Consideriamo che per loro il luogo di lavoro non è identificabile e che il testo unico definisce tutte le procedure di prevenzione in un luogo fisicamente definibile. I cicli produttivi sono radicalmente cambiati e sono in continua mutazione, ma la definizione di unità produttiva è ancora quella del 1970 quando eravamo in piena epoca fordista e i lavoratori all’interno operavano in luoghi nei quali l’intero processo si svolgeva nella stessa azienda. Eppure ogni giorno piangiamo almeno una morte bianca e il giorno successivo ci siamo già dimenticati che dietro quel fatto di cronaca c’è una famiglia che spesso rimane senza un reddito. Tutto questo senza voler infierire sugli affetti che spesso si lacerano nel ricordo per tempi lunghissimi. La responsabilità del legislatore non finisce qui, ma si estende anche alle eccessive possibilità che vengono concesse al lavoro in appalto sia in ambito pubblico che privato. Le esternalizzazioni sono sempre più frequenti e se osservassimo le cronache delle morti che spesso sono reperibili solo sui giornali locali, ci accorgeremmo che avvengono spesso in aziende terziste che prendono le commesse con condizioni economiche incompatibili con la spesa in prevenzione e che per le stesse ragioni costringono i loro collaboratori a turni massacranti senza formazione alla sicurezza. Si dice che il pesce puzza dalla testa e la classe politica ha le sue responsabilità, ma di certo le parti sociali non ne hanno di meno visto che con la contrattazione collettiva potrebbero tappare le falle della legislazione. Lo fanno però solo sporadicamente e senza una vera regia complessiva. Se il contesto rimane questo, difficilmente assisteremo ad un cambio di paradigma positivo. Il rischio è quello di un ulteriore peggioramento, anche se i dati sul numero totale degli infortuni diminuisce perché in Italia sempre più persone lavorano per meno tempo. Pensiamo alle ULA che sono nettamente inferiori a quelle pre-crisi. Questo significa lavoro precario, sottopagato e con ampie sacche di sfruttamento. Qualcuno ha parlato della presenza crescente di un Quinto Stato che sarebbe articolato in quelli che ormai sono i tanti mercati del lavoro. Mi sento di concordare con questa analisi, ma il problema sono le azioni conseguenti: senza un miglioramento dei salari e della qualità dei rapporti di lavoro, l’insicurezza di una parte della popolazione continuerà a crescere e con essa le malattie professionali e gli infortuni gravi.”
Qual è il ruolo dell’INAIL in questo quadro, e quale innovazioni potrebbero essere introdotte per una vera azione preventiva?
“L’INAIL è ancora regolato dal DPR 1124/1965. Si tratta di una legge che allora determinò un aumento delle tutele anche in ragione del fatto che la contrattazione faceva la sua parte nell’aumento delle tutele anche perché eravamo in piena epoca fordista con cicli produttivi semplici e identificabili all’interno di luoghi di lavoro riconoscibili. A distanza di 55 anni quella legge avrebbe bisogno di una riforma radicale, ma nessuno ne parla come nel caso del testo unico del 2008. Nella sostanza l’INAIL è un’assicurazione obbligatoria che copre quasi tutti i lavoratori con delle eccezioni rilavanti come i vigili del fuoco e gli insegnanti. L’istituto ha un patrimonio netto di oltre 33 miliardi che è depositato in tesoreria dello Stato in un fondo infruttifero. Ogni anno avanza quasi 2 miliardi e per giustificare un taglio delle tariffe più virtuale che reale, sono stati ridotti gli stanziamenti per i bandi di prevenzione (ISI) e per gli OT23 che sono le riduzioni di premio per le imprese che riducono la frequenza d’infortuni. Questi dati dimostrano che si potrebbe fare molto di più, ma considerando che da 10 anni non si possono fare assunzioni, la tutela integrale garantita agli infortunati, ai tecnopatici e ai malati, rimane un diritto del lavoratore sempre più sulla carta. Vista la sede non intendo dilungarmi oltre, ma solo segnalare che con la nascita dell’Ispettorato Nazionale del lavoro i controlli sono ulteriormente diminuiti a tutto vantaggio di chi sfrutta il lavoro, evade il premio e lucra sulla fatica di chi pur di lavorare accetta qualsiasi condizione gli venga proposta.”
Qual è il ruolo del Ministero del Lavoro?, e quali implementazioni a suo avviso potrebbe essere introdotte nell’interazione con l’INAIL?
“Il Ministero del Lavoro consulta ma non agisce, anche per mancanza di fondi. Ripeto: l’INAIL ha i soldi per fare prevenzione, repressione e diffondere la cultura della sicurezza. Il legislatore ignora volutamente queste disponibilità per ragioni di equilibrio della finanza pubblica. Se valutasse quanto costa alle casse dello Stato la cura dei malati e degli infortunati, si renderebbe conto che potremmo far scorrere molto meno sangue sui posti di lavoro e sulle strade riuscendo anche a far risparmiare le imprese oneste che pagano il premio INAIL.”
La Politica ha davvero come priorità di agenda, il tema ?
“La politica previene le morti bianche con i comunicati stampa, ma come detto sopra non agisce sull’ordinamento giuridico per migliorare la condizione di deve vivere di lavoro.”