Coronavirus, allarme povertà dell’Eurispes

“O si inizia rapidamente a far arrivare dei soldi nelle tasche delle fasce sociali più deboli, oppure occorre distribuire generi di prima necessità: non c’è alternativa – osserva il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara – le periferie delle metropoli come Roma sono delle bombe sociali pronte a esplodere”. E’ proprio nelle periferie di un Paese che nel corso degli ultimi anni ha visto acuirsi il divario tra ricchi e poveri, che rischia di esplodere una bomba sociale che può destabilizzarlo. Non a caso si registrano già le prime rivolte registrate nelle regioni del Sud. Rivolte che alcuni definiscono eterodirette ma che comunque manifestano uno stato di forte irrequietezza che merita la massima attenzione. Forse è in questa direzione di va la proposta del ministro per la Coesione sociale Giuseppe Provenzano di un reddito di emergenza in grado di dare respiro alla cittadinanza. Un innesco che si avvia all’interno di uno dei tre Pil che ancora secondo il presidente dell’Eurispes Gian Maria Fara caratterizza il Paese. Un Pil sarebbe secondo l’istituto di ricerca quello ufficiale di circa 1.600 mld di euro, un’altro è quello sommerso da 540 mld (il 35% di quello ufficiale) e infine uno criminale che supera abbondantemente i 250 mld di euro, di qui circa 25 legai alle sole agromafie, come da relativo dossier. Il blocco imposto dal governo italiano per fermare la diffusione del coronavirus non avrebbe dunque un impatto solo su quello ufficiale. L’economia sommersa, quella da 540 mld, quella del lavoro in nero, è quasi del tutto bloccata. Secondo Gina Maria Fara serve un governo competente per “leggi emergenziali” ed “è necessaria una guida autorevole e credibile a cui gli italiani possano affidare gli straordinari sacrifici che sono chiamati a fare”. Un tema di respiro economico ma anche di guida politica che deve saper portare l’Italia al sicuro senza procurare ferite sociali insanabili. Il vero problema sarà, nelle prossime settimane, “quello di gestire la scomparsa del sommerso che è stato (piaccia o non piaccia), nel corso degli ultimi decenni, un vero e proprio ammortizzatore sociale, che ha permesso agli italiani di superare l’onda provocata dalla crisi economica partita nel 2007/2008″.
Il sommerso, continua Fara per l’Eurispes, “ha consentito a milioni di famiglie monoreddito di integrare le entrate familiari attraverso lavori occasionali o anche stabili non dichiarati”. Ora, “a produzione ferma o quasi, con alberghi, ristoranti, attività commerciali e artigiane, uffici chiusi e con il divieto di uscire di casa e considerando difficile che tali famiglie possano avere carte di credito o da parte risorse necessarie per la sopravvivenza per qualche mese, che cosa accadrà nell’immediato futuro?”. Per il presidente dell’ Eurispes “c’è da essere seriamente preoccupati e questa volta non solo per il Covid-19 ma, soprattutto, per la crisi economica, per la conseguente tenuta sociale e per l’ordine pubblico del Paese”.  Mentre il Paese è ai domiciliari per superare l’emergenza coronavirus, c’è chi vive con relativa serenità questa fase, chi soffre e drammaticamente muore in ospedale e chi precipita in una condizione di grave indigenza e povertà. La sfida delle istituzioni non è solo quella di garantire la salute dei cittadini ma anche la loro sussistenza e livello di benessere accettabili. Il rischio che si corre è dunque altissimo e forse conviene pensare anticipatamente alle conseguenze possibili piuttosto che, come spesso capita, rincorrere ancora una volta le prossime emergenze. 
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