Immigrazione: andare oltre la logica dell’emergenza. Intervista a Marco Pacciotti, coordinatore del Forum Immigrazione del Partito Democratico

In piena crisi da Covid 19, vorremmo aprire un dibattito su un nuovo modello di sviluppo più sostenibile e in linea con Agenda 2030, attraverso i contributi di policy maker, addetti ai lavori, accademici, ed esperti con un approccio multidisciplinare, non prescindendo dalla proposta di questi giorni del segretario della Cgil nazionale Maurizio Landini, poi ripresa dal Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova sulla regolarizzazione degli immigrati nel nostro paese.
Iniziamo con Marco Pacciotti, dirigente del Pd nazionale e coordinatore del Forum Immigrazione di via del Nazareno, da molti anni delegato alla materia nei molteplici anni in cui ha rivestito incarichi all’interno del PD.
Per conoscerci meglio ci descriva il suo cursus honorum all’interno del PD
Sono stato fondatore dell’associazione “Nero e non solo”, con un percorso biografico nell’associazionismo, nel volontariato, nella politica locale, nell’Arci, nella Sinistra Giovanile, poi nel PDS occupandomi del tema immigrazione, fino ad arrivare a essere componente della Direzione nazionale del PD e coordinatore del Forum nazionale sul tema Immigrazione
Qual è lo stato dell’arte sul tema, in piena crisi Covid?
Vi è un cambiamento strutturale della politica nella sua agenda; una nuova consapevolezza che il tema sia dirimente per il sistema italia, per l’opinione pubblica anche per una ridefinizione e riqualificazione degli elementi che caratterizzano il nuovo modello di sviluppo, più sostenibile e più coesivo.
E’ mutato il quadro d’insieme, da elemento di paura il tema immigrazione e gli immigrati diventano una risorsa per molti sistemi produttivi e per molteplici filiere economiche. Si sta passando da un approccio emergenziale ad un approccio pragmatico da parte del sistema politico.
Come si sta anche trasformando lo stereotipo dello straniero, impegnato in lavori a bassa qualifica e ad alta intensità di lavoro. Sovente in alcune aree del Paese del Nord Est essi occupano posizioni imprenditoriali importanti e riconosciute nelle comunità locali, anche se rimangono alte le aree di dumping sociale e le modalita’ in cui questi lavoratori operano, con condizioni che non rispettano i contratti nazionali di lavoro di riferimento.
Serve come dicevo da parte della politica un approccio pragmatico, con nuove logiche di accesso alle professioni, alla bancabilità e ai modelli di finanziamento per avere una soluzione e imporre un modello di integrazione.
Come giudica la proposta di regolarizzazione della Cgil?
La proposta della Cgil, la giudico positivamente poiché è un atto di civiltà, è una battaglia dei diritti a favore della legalità, ma abbiamo un’altra grande impasse che non innova la discussione sul tema e il modello di politiche sul tema, cioè superare la famosa Bossi-Fini.
Una legge che induce a meccanismi di irregolarità per persone che sono in Italia da anni, che lavorano nel nostro Paese, pagano tasse, pagano mutui, e hanno figli nati nel Bel Paese.
Non basta però far emergere il sommerso. Come dicevo bisogna oltrepassare la forma mentis securitaria, stabilire un modello di legalità vero con investimenti in controlli per rilevare le grandi tracce di illegalità nelle filiere produttive in particolare nel comparto agricolo ed edile, e investimenti integrati in politiche di accoglienza e interazione attraverso le agenzie di socializzazione, e le istituzioni.
Abbiamo esigenza di una legge quadro nuova, che contenga gli elementi che ho raccontato.
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