“Non c’è più tempo per fare gli ecologisti della narrazione della natura”. Intervista a Luigi D’Elia

Riprendono i festival, non tutti, riprendono gli spettacoli, non tutti. Mentre ci si interroga sulle sorti del teatro, consapevoli di una costanza maggiore che deve innescarsi nella lotta dell’affermazione come categoria, si assiste a qualche esperimento e processo interessante. Al Festival delle Esperidi ha debuttato Il Progetto Conrad- In to THEatre Wild© di Luigi D’Elia in co-direzione artistica con Michele Losi. Il Progetto Conrad- In to THEatre Wild© è una ricerca della compagnia INTI di D’Elia e di Campsirago Residenza, concepita e avviata tra Lombardia e Puglia nei mesi di quarantena da un collettivo di artisti: Luigi D’Elia e Michele Losi – direzione artistica e narrazione, Michela Cerini e Alvise Crovato – immagini, Diego Dioguardi – suono, Arianna Losi – musiche.
Un progetto che D’Elia descrive come “un ritorno di senso e forma alla performance in natura” e proprio con lui parliamo di questo ritorno.
Ma prima di affrontare il lavoro parliamo di te Luigi e del tuo percorso…
In questo periodo di quarantena, mi sono interrogato maggiormente ed è emersa ancor di più la riflessione sul sentirmi e sentire da dove provengo. Le mie radici affondano in un ambiente naturalistico ambientale prima che teatrale, infatti sono approdato al teatro in un secondo momento, quando dopo la mia formazione ho deciso di iniziare a raccontare cose e fatti della natura. La mia ricerca nasce in Puglia, in un luogo in particolare: la Riserva di Torre Guaceto, un posto incontaminato, ricco sia di natura selvaggia, così come di campi coltivati, contadini e gente che lavora la terra, una terra attraversata da molte storie. Questo è il mio luogo di formazione, poi son salito su di un palco, interpretandolo come un ulteriore strumento per incontrare altra gente, arricchire il confronto e il dialogo.
 
Come è nata l’intuizione per quest’ultimo lavoro?
L’intuizione è nata durante una delle tante riunioni Zoom che hanno contrassegnato questa quarantena. Aggiungerei anzi che è nato da una rottura. Durante una di quelle conversazioni è emerso un dato che mi ha impressionato, ovvero che i tre quarti della biomassa animale in questo momento è chiusa all’interno di allevamenti intensivi. Un dato sconcertante, abbiamo un mondo di animali chiuso in gabbia. Occupandomi di ambiente e natura e poi della sua narrazione ho pensato immediatamente che non c’è veramente più tempo per fare scelte tiepide. E intendo in ogni campo,mi sembra di essere bulimici e consumistici anche nel processo di creazione artistica e non solo nello stile di vita ordinario. Mi sono domandato se, soprattuto noi che ci vantiamo di fare spettacoli nella natura, stessimo realmente compiendo un qualche processo in linea con lo spirito della natura stessa o semplicemente ci limitiamo, da uomini bianchi colonizzatori, a prendere possesso di dinamiche non nostre e farne racconto, non assecondando e rispettando il linguaggio e il ritmo della natura. C’è, dunque, dentro di me un forte desiderio di ridiscutere la relazione con questo cosiddetto Teatro nella natura e della natura. Forse raccontiamo un’idea poetica e romanzata, mi son detto, ma che significa mettere davanti alla nostra voce la voce della natura? Da qui sostanzialmente è partita l’idea che ha portato ad una ricerca sviluppatasi a distanza, questi giorni alle Esperidi sono stati i primi giorni che ci hanno fatto incontrare come gruppo di lavoro. Siamo felici innanzitutto di aver aperto una ricerca e non di aver debuttato con uno spettacolo. Per questo conserviamo gelosamente la dicitura “progetto” Conrad. Abbiamo sperimentato 2 esiti: un primo esperimento di “sentiero” sul colle Brianza (sentiero numero 0: versus KURTZ) e il cortometraggio ALI. Siamo ai primi passi di un progetto dove vogliamo che sia la natura a dettare le regole e non noi e questo è stato chiaro soprattutto nel sentiero. Due segni di ritorno mi sento di condividere: una persona lungo il sentiero ha detto dopo che per un attimo era esistito solo il “qui e ora”, un’altra persona ancora durante la visione del video ha sentito il bisogno di abbassarsi per vederlo dall’altezza della terra. Ci sembra un buon inizio.
Un’anteprima assoluta che ha debuttato, infatti, al giardino delle Esperidi. Un progetto che è una ricerca tra teatro, esplorazione wild e documentario d’arte. Portaci dietro le quinte del progetto.
Sì, il progetto è un connubio di esperienze. Durante le riprese del cortometraggio ad esempio c’era un mare potentissimo a Torre Guaceto, di una forza inaudita. Ci siamo quindi chiesti cosa sarebbe successo se il narratore in riva a quel mare recitasse, disposto però a lasciare il suo ego, la sua corazza umana, la sua voglia di perfezione, essere invece in balia di quelle onde, lasciarsi trasportare, cosa potrebbe succedere se quelle onde e quel mare entrassero nei cavi della rappresentazione teatrale.Capire come mantenere la natura di fronte l’artsita e non l’artista di fronte la natura, l’obiettivo è fare un passo indietro, quasi scomparire. Noi, l’umano, pronti a raccontare sempre la natura, ma mettendo davanti “il wild”. Non è un esperimento spirituale, semmai estremamente terreno e di connessione. Davvero non c’è più tempo per fare gli ecologisti della narrazione della natura, ma bisogna farla realmente la narrazione e in maniera profonda, mettendosi in gioco, essere anche disposti a dire che abbiamo sbagliato tutto. Anche il processo di accumulazione artistica non è indenne a questo capitalismo sfrenato che ha portato alla pandemia.
Come entra il libro di Conrad nello spettacolo dato che ha dato il nome al progetto?
Conrad ci ha lasciato un testo cupo che apre immense voragini, ci fa interrogare sulla follia umana, ma ha anche una matrice vegetale potentissima. È come se quella foresta che lui descrive fosse un personaggio indipendente dagli uomini che vivono quella storia. Mentre alcuni personaggi di questa spedizione attraversano questo fiume c’è la foresta che parla attraverso un suo linguaggio fatto di battiti nella notte, di fruscii, di nebbia quindi la cosa che ci ha colpito è che se si entra in contatto con la memoria di una foresta palpitante, lo sguardo che si affaccia su tutto questo può arrivare ad una sorta di follia. Ci chiediamo se a quel un battito autentico e potente della Terra, a questa meraviglia della natura, ci possiamo avvicinare senza impazzire. Sicuramente è passato del tempo da Conrad e sì, abbiamo più conoscenza e coscienza dei meccanismi ambientali. Come però affacciarsi ad una foresta che palpita e raccontarla artisticamente senza sostituirci a quella foresta, ma mettendoci noi per primi al servizio di quel battito
L’esperienza davanti alla comprensione, il battito davanti alla grammatica, il wild, il vento davanti all’ordine e all’estetismo dell’uomo bianco: inoltrarsi nella natura per ritrovare il fuoco del racconto” Esperienza Covid si era sentito ancora più urgente questo bisogno di “non essere processo dell’accumulo”, quindi è estremamente attinente l’esperimento che stai conducendo. Si sta però tornando al ritmo frenetico … dacci una tua visione in merito soprattutto sul piano della produzione teatrale, dove manca il respiro? Dove avverti l’ingranaggio che si intoppa e che rende una materia di estrema connessione poi estremamente scissa, quasi non ci si riconnette
Ho poca esperienza degli ambiti istituzionali, essendo una compagnia non finanziata, ma è chiarissimo che certi meccanismi che ci costringono a produrre per rendicontare sono gli stessi meccanismi di un’industria che produce in sovrabbondanza. C’è nsotalgia del tempo di rarefazione della quarantena perché è stat un tempo fertile, che certamente a un certo punto doveva smuoversi, che purtroppo ha generato anche una grande crisi e molti problemi, ma c’era anche una rarefazione che ha dilatato e permesso che avvenissero o maturassero pensieri e azioni. Vorrei non tornassimo a quella bulimia di prima, ma già è ripresa, anch’io ho difficoltà a non cedervi, provo a mettermi in guardia, cercando di mantenere una cura. Penso sia preziosa.
Per offrire oltre ai buoni propositi anche delle proposte.. come mantenere questa rarefazione?
Un esempio pratico: mi stavo proprio interrogando su buone norme nuove da apportare e riguardo il mio lavoro, ad esempio, stavo pensando di iniziare ad usare un “contratto etico” che affiancherò a quello burocratico dove condivido maggiormente la relazione con il pubblico oltre che all’organizzatore. Dunque, mi impegno e chiedo all’organizzatore di impegnarsi, di mantenere quel meccanismo di attenzione sviluppato durante la quarantena. Come? Informandosi e informando, su chi è il pubblico ad esempio, non dico di conoscere tutti i partecipanti del publico per nome e cognome, ma noi sapere chi sono i destinatari dello spettacolo e informare loro su chi siamo noi. Questo per non rientrare in un meccanismo da Tempi Moderni di Chaplin, ma mantenere questa dilazione della relazione
Ricordiamo anche la codirezione artistica con Michele Losi … come è nata questa collaborazione?
Ci corteggiavamo da tempo e attendevamo il momento giusto per collaborare. Ci siamo uniti tra la Puglia e la Lombardia per provare a costruire qualcosa . In tutto ciò il connubio con Michela Serini con cui ho realizzato il cortometraggio. Siamo dunque un collettivo di artisti che in varie forme si sta riunendo attorno a progetti specifici. Lasciamo che anche qui sia la natura a dettare le regole. Ora abbiamo presentato il progetto, ne stiamo tirando le somme e capiamo la strada da percorrere.
Curi anche le scene e anche qui hai un legame di ascolto con la natura e la sua materia. Dai tuoi spettacoli sono nati eventi di attraversamento della natura, progetti d’arte pubblica, feste, progetti di forestazione partecipata. Senza svelare troppo, ma com’è stata pensata scenicamente questa ricerca, quale il processo che l’ha accompagnata?
I miei spettacoli hanno elementi naturali, materiali per lo più recuperati e che vogliono spesso creare un processo di forestazione partecipata. Un progetto creato qualche tempo fa, ad esempio, ha portato a piantare migliaia di alberi che stanno costituendo un bosco vero e proprio.
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