Nuove politiche di sviluppo e rigenerazione industriale attraverso il Recovery Fund. Dialogo con Alfio Mannino, segretario generale Cgil Regione Sicilia.

Dopo la fase drammatica del lockdown, la politica, i policy maker, la classe dirigente del Paese, e tutti i livelli della cosiddetta “società di mezzo” (A. Bonomi, G. De Rita) si stanno interrogando sulla fase di “ripartenza”, e sulla gestione della complessità della Fase 2 in connessione con le politiche territoriali, e l‘avvenuta accentuazione dei divari del nostro Paese in epoca Covid-19.
Si sta rimettendo al centro del “dibattito delle idee” parole chiave come :
  • un “nuovo modello di sviluppo” già ampiamente trattato nella proposta della Cgil nazionale con il nuovo Piano del Lavoro;
  • la declinazione di Agenda 2030 insieme al ricorso dei massici investimenti derivanti dal Recovery Fund e dal programma Sure;
  • il tema della sostenibilità oltre il concetto di responsabilità sociale di impresa.
Ne parliamo con Alfio Mannino, segretario generale della Cgil Regione Sicilia, in carica dal 2019, protagonista di un lungo percorso in Flai Cgil nel comparto agroalimentare.
Ci può illustrare la situazione sociale e lavorativa nella sua Regione e come sta ripartendo in questa fase iniziale post Covid?
La nostra Regione sta ripartendo molto lentamente, i dati sul lavoro sono molto preoccupanti anche in settori o comparti che tradizionalmente hanno buone performance. Unico comparto che tiene è il turismo balneare, fenomeno tradizionale nei mesi di luglio e agosto.
Le dò un solo dato: i contratti a tempo determinato nel 2019 erano 120.000, oggi sono solo 27.000. Ciò vuol dire, in termini statistici, che un contratto su quattro non è stato confermato.
Un ulteriore elemento di preoccupazione per le leve occupazionali del nostro territorio, già ampiamente in sofferenza da questo punto di vista, rigurda in particolare la disoccupazione giovanile. Oltre alle problematiche elencate, abbiamo l’aggravamento dei divari sociali e territoriali delle Aree interne, le quali stanno pagando e hanno pagato deficit altissimi in termini di diritti fondamentali come salute pubblica, mobilità, istruzione e educazione.
Alla luce delle ultime iniziative della Cgil Regione Sicilia su sostenibilità ecc. ci potrebbe indicare su quali aree di investimento dovrebbe concentrarsi la programmazione, per esempio, del Recovery Fund?
Prima di ragionare di progettazione degli apparati produttivi, dovremmo riflettere su un passo propedeutico a tutto ciò inerente lo sviluppo. Mi spiego meglio: dovremmo rigenerare in termini di competenze e di ricambio generazionale la nostra macchina pubblica e amministrativa, ammodernarla per creare le condizioni per una vera progettazione territoriale del tessuto economico regionale. Dovremmo anche delineare, attraverso capacità progettuali, strategie integrate su temi come agroalimentare, implementazione delle filiere agricole, transizione energetica, ciclo dei rifiuti e legalità, gestione delle acque e dei sistemi idrici, digitalizzazione del sistema d’impresa regionale attraverso una vera vocazione di politiche industriali, rispettosa delle biodiversità culturali, aumento delle presenze annuali del turismo culturale attraverso la creazione per esempio di robusti sistemi di distretti culturali in luoghi attrattivi come l’Etna, patrimonio mondiale dell’umanità e Unesco.
Altro tema su cui intervenire è una saggia e intelligente politica infrastrutturale regionale, che renda più agevole il lavoro delle imprese e la qualità della vita dei cittadini nelle aree urbane.
Quali strumenti dovranno essere attivati per le politiche di sviluppo da lei elencate precedentemente, e quale utilizzo dei fondi UE della nuova programmazione di coesione?
La risposta per una nuova politica di sviluppo e coesione non dovrà essere la mera fiscalità di vantaggio per il Sud, ma un vero rilancio degli investimenti che parta da un progetto intelligente di Sistema Paese declinando i vari elementi come :
  • un rilancio forte della SNAI, Strategia nazionale per le Aree interne, tesa a superare divari e a stabilire livelli di coesione socio-economica per il Sistema Paese;
  • rafforzamento della filiera del turismo culturale come sopra descritto;
  • riprogettazione di politiche industriali per l’innovazione territoriale su settori e asset centrali per noi come l’agricoltura;
  • una gestione unitaria delle risorse europee in termini di capacità di spesa e di monitoraggio, di concerto coi territori;
  • una programmazione territoriale regionale, non moltiplicando i centri di spesa e parcelizzandoli, come sovente accaduto in regioni con scarse skill competence sui cicli di progetto nella pubblica amministrazione.
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