Cittadini e migranti in difesa della salute: il caso del punto di Primo Intervento di Sabaudia

In base alla nostra Costituzione hanno diritto ad essere curate tutte le persone che si trovano sul territorio nazionale.
Con la legge di riforma sanitaria fu deciso di trattare i cittadini stranieri, comunitari e non, senza far distinzione con quelli italiani per cui l’iscrizione al SSN (da cui discende anche l’obbligo contributivo) garantisce loro l’assistenza sanitaria a parità di trattamento rispetto ai cittadini italianiii.
Sono obbligati ad iscriversi al SSN:
– I cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno che svolgono regolare attività di lavoro subordinato, autonomo o che siano iscritti alle liste di collocamento;
– I cittadini stranieri regolarmente soggiornanti o quelli che abbiano chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno, per lavoro subordinato, per lavoro autonomo, per motivi familiari, per asilo, per richiesta di asilo, per attesa di adozione, per affidamento, per acquisto della cittadinanza o per motivi religiosi;
– I familiari a carico (regolarmente soggiornanti) dei cittadini stranieri rientranti nelle categorie sopra indicate.
Non hanno obbligo di iscriversi al SSN i cittadini stranieri non rientranti fra le suddette categorie, anche se possono farlo volontariamente; in alternativa devono assicurarsi contro il rischio di malattie, infortunio e maternità mediante stipula di polizza assicurativa anche per i familiari a carico.
Gli stranieri irregolarmente presenti possono chiedere a qualsiasi azienda sanitaria locale un tesserino chiamato S.T.P. (straniero temporaneamente presente) valido sei mesi ma rinnovabile che può essere rilasciato anche senza l’indicazione del nome e cognome e con il quale hanno diritto all’assistenza sanitaria di base, ai ricoveri e alle cure ambulatoriali urgenti in caso di malattia o infortunio, ma anche agli interventi presso i pronto soccorso. Chi è in possesso del tesserino STP è esente dal ticketiii.
In base ad uno studio dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà (INMP) in collaborazione con l’ISTATiv, in generale le condizioni di salute degli immigrati sono buone ma sono a rischio per le condizioni di marginalità e vulnerabilità; peraltro non bisogna dimenticare i rischi degli incidenti sul lavoro anche perché si tratta spesso di lavoratori “in nero” cui spesso il datore di lavoro non fornisce i dispositivi individuali di protezione.
Per tutti gli immigrati rivestono grande importanza i presìdi territoriali che offrono a livello di prossimità l’assistenza primaria che dovrebbe:
– Intercettare sul territorio la domanda di salute
– Governare attraverso i medici di medicina generale i percorsi sanitari garantendone l’appropriatezza
– Assicurare la continuità assistenziale tra i diversi livelli di cura.
Nei casi di urgenzav gli immigrati debbono rivolgersi ai medici di medicina generale o ai medici della Continuità assistenziale (ex Guardia medica) che debbono garantire il servizio nelle notti feriali e festive dalle ore 20:00 alle ore 8:00, nei prefestivi dalle ore 10:00 alle ore 20:00 e nei giorni festivi dalle ore 8:00 alle 20:00.
Nei casi di emergenzavi tutti gli stranieri (anche quelli in possesso del solo tesserino STP) possono rivolgersi al Sistema di Emergenza Territoriale 118vii e in particolare ai:
– Punti di Primo Intervento: si tratta di strutture distribuite omogeneamente sul territorio e con orario di attività articolato nell’arco delle 12 o 24 ore giornaliere secondo le esigenze locali.
In base all’Accordo Stato Regioni del 1° agosto 2019 i codici colore di priorità di triage sono cinque: 1 rosso, 2 arancione, 3 azzurro, 4 verde, 5 bianco.
I PPI di norma dovrebbero occuparsi solamente dei codici bianchi e verdi ma può avvenire che arrivino anche pazienti più gravi; in questi casi il personale del PPI deve assisterli sia per quanto riguarda la tempestiva diagnosi e quindi l’eventuale inserimento nei percorsi brevi per le patologie tempo dipendentiviii, ma anche per quanto riguarda le prime cure e la stabilizzazioneix come per la richiesta di intervento del mezzo di trasporto appropriato in relazione alla patologia e alle condizioni del paziente.
I Punti di Primo Intervento sono di norma postazioni territoriali della rete dell’Emergenza-Urgenza, presso cui operano i Medici dell’Emergenza Territoriale (MET).
La loro attivazione ha permesso una razionalizzazione della rete dei Pronto Soccorso, riconvertendo strutture non in grado di mantenere standard elevati di prestazioni mentre in particolare nelle aree interne o nelle isole minori costituiscono un riferimento sanitario h24 per la popolazione.
– Pronto Soccorso ospedalieri: sono le strutture organizzative deputate ad effettuare in emergenza-urgenza stabilizzazione clinica, procedure diagnostiche, trattamenti terapeutici, ricovero oppure trasferimento urgente al Dipartimento di Emergenza e Accettazione – DEA di livello superiore di cura, in continuità di assistenza, secondo specifici protocolli organizzativo-assistenziali mirati alla gestione delle diverse patologie.
Gli immigrati si rivolgono con fiducia ai Punti di Primo Intervento soprattutto perché si tratta di strutture di prossimità che sono in grado di offrire nella maggioranza dei casi risposte appropriate e in tempo adeguato alla domanda di assistenza.
Purtroppo, in molte regioni, specialmente in quelle in Piano di rientrox a causa dei disavanzi della sanità è stata data attuazione al decreto ministeriale 70 del 2015 che al Punto 9.1.5 stabilisce che «Esclusivamente a seguito della riconversione dell’attività di un ospedale per acuti in un ospedale per la post-acuzie oppure in una struttura territoriale, potrebbe rendersi necessario prevedere, per un periodo di tempo limitato, il mantenimento nella località interessata di un Punto di Primo Intervento, operativo nelle 12 ore diurne e presidiato dal sistema 118 nelle ore notturne. Qualora gli accessi superino le 6.000 unità anno la responsabilità clinica e organizzativa ricade sul DEA di riferimento, che potrà avvalersi di risorse specialistiche, con adeguata formazione, presenti nella struttura. La funzione dei Punti di Primo Intervento è la trasformazione in postazione medicalizzata del 118 entro un arco temporale predefinito, implementando l’attività territoriale al fine di trasferire al sistema dell’assistenza primaria le patologie a bassa gravità e che non richiedono trattamento ospedaliero secondo protocolli di appropriatezza condivisi tra 118, DEA, hub o spoke di riferimento e Distretto, mantenendo rigorosamente separata la funzione di urgenza da quella dell’assistenza primaria. Nei punti di primo intervento non è prevista l’osservazione breve del paziente. Punti di Primo Intervento con casistica inferiore ai 6.000 passaggi annui sono direttamente affidati al 118 come postazione territoriale. Possono essere organizzati Punti di Primo Intervento anche per esigenze temporanee ed in occasione di manifestazioni di massa, gestiti funzionalmente e organizzativamente dal sistema 118. Nella fase di transizione verso la gestione del 118, la loro funzione per le urgenze si limita unicamente ad ambienti e dotazioni tecnologiche atte al trattamento delle urgenze minori e ad una prima stabilizzazione del paziente ad alta complessità, al fine di consentirne il trasporto nel pronto soccorso più appropriato».
In difesa dei PPI e contro i provvedimenti adottati da alcune regioni come il Lazioxi si sono mossi i sindaci e la popolazione.
Un caso interessante è quello di Sabaudia (LT), dove sono presenti circa tremila stranieri (oltre il 10% della popolazione) in massima parte indiani Sikh molti dei quali hanno firmato insieme ai cittadini (per un totale di quasi 9000 firme) una diffida al direttore generale per invitarlo a non modificare l’organizzazione del locale Punto di Primo Intervento.
Grazie anche ad una serie di manifestazionixii e al ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale presentato dal Comitato per la difesa del Punto di Primo Intervento di Sabaudia unitamente al Comitato civico di Cori e ad altri rappresentanti di Comitati sorti spontaneamente, la regione ha ritenuto di annullare l’atto impugnato e di adottarne un altro (DCA 469/2019) con il quale è stata garantita la continuità delle funzioni con quelle precedentemente svolte.
Questa è stata la dimostrazione di come cittadini e immigrati possono, insieme, difendere il loro diritto alla salute garantito dalla Costituzione, dalla legge 833 del 1978 e dai Livelli Essenziali di Assistenza (DPCM 12 gennaio 2017).
i   F.BRUGNOLA, «L’assistenza sanitaria alle persone immigrate», in M.OMIZZOLO, P.SODANO (a cura di) Migranti e territori. Lavoro, diritti, accoglienza”, Ediesse Editore, Roma, 2015
iii F.BRUGNOLA, Salute uguale per tutti: noi credevamo, Sabaudia, APS, 20202, p.83
iv A.PETRELLI, A DI NAPOLI, M.PEREZ, L.GARGIULO (a cura di), in Epidemiologia e prevenzione, 2017/3-4
v L’urgenzasi riferisce a condizioni patologiche che, pur non presentando pericolo immediato per la vita del soggetto, in assenza di adeguato intervento terapeutico possono divenire critiche
vi L’emergenza si riferisce a condizioni patologiche ad insorgenza improvvisa e di rapida evoluzione in cui le condizioni del paziente sono talmente critiche da comprometterne la vita, dal che nasce la necessità di interventi eccezionali ed immediati
vii F.BRUGNOLA, Il Sistema dell’Emergenza Sanitaria Territoriale ad una svolta? In Corti supreme e salute, 2020/2, pp.403-428
viii Con questa locuzione vengono indicate la Rete infarto, la Rete cardiologica, la Rete ictus, la Rete trauma, e la Rete neonatologica, in cui il fattore tempo costituisce un elemento determinante per la qualità e l’esito delle cure
ix La stabilizzazione è molto importante per la gestione del paziente critico dal territorio al primo contatto ospedaliero
x Art. 1, commi 169-199 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 e art. 9 dell’Intesa Stato Regioni del 25 marzo 2005
xi DCA 275/2017, DCA 303/2019
xii A Latina il 30 novembre 2018 e a Roma il 5 settembre 2019
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