Conversazione con Francesco Monaco, coordinatore del Comitato tecnico delle Aree interne presso il Ministero del Sud e della Coesione territoriale.

In questo quadro pandemico in cui confusione, complessità sociale, populismo mediatico sembrano pervadere la scelta politica, il trade off delle politiche pubbliche, la partecipazione democratica e le autonomie dei territori che sovente divengono “particolarismi”.
Abbiamo l’esigenza di costruire un nuovo lessico civile per lo sviluppo economico che si orienti verso il bene comune e verso parole chiave per interpretare il futuro come responsabilità, uguaglianza, e sostenibilità (E. Giovannini).
Lo facciamo con Francesco Monaco, già dirigente ANCI, appena nominato dal ministro Peppe Provenzano, coordinatore del Comitato tecnico delle Aree interne presso il Ministero del Sud e della Coesione territoriale.
Quali politiche di sviluppo per i territori del margine impropriamente dette, le cosiddette Aree interne in connessione con Agenda 2030 sarebbero da attivare?
Per rispondere alla domanda dobbiamo guardare al quadro complessivo degli investimenti, e all’attuazione delle Strategie per le Aree interne in essere che si compone di molteplici interventi in oltre 72 Aree di un miliardo e mezzo su varie issue e asset di sviluppo come:
  • Mobilità, e Scuola, Medicina di territorio e sanità implementando i buoni modelli di sviluppo territoriale e localesui servizi di pubblica utilità come innovato nelle legislazione sui riassetti amministrativi;
  • con misure risarcitorie per la crisi da covid 19 con 210 milioni di euro;
  • investimenti per i piccoli comuni (oltre 2100 pc), a favore dell’artigianato come volano dei processi di ripresa territoriale.
Inoltre 300 milioni di euro in innovazione sociale e infrastrutture sociale per il Sud, tema che consideriamo dirimente per il nostro approccio alle questioni di sviluppo comunitario e sociale, poiché inerisce la partecipazione alla costruzione sociale della cittadinanza e al tessuto connettivo della coesione territoriale.
Sempre in connessione con le attività su menzionate vieppiù possiamo elencare Il Piano di Resilienza e le attività di programmazione territoriale con la capacity building delle amministrazioni, e dei soggetti che devono intervenire nella “governance multilivello” per dare buona prova di sé, nei nuovi scenari che si apriranno con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, uno scatto di reni da parte di tutti verso un nuovo approccio alle politiche pubbliche.
Quali strumenti si potrebbero utilizzare oltre le SNAI, e quali indirizzi di intervento per il Recovery Fund?
La strumentazione da utilizzare è molteplice e integrata, anche modulando il timing di questa in connessione con il contesto di ripartenza del post covid con priorità agli investimenti che fa parte di una Strategia ampia cosi composta:
  • Articolo 7 del Piano Sud per le Aree interne e fiscalità di vantaggio con previsione del taglio del 30% nei contributi a carico dell’impresa per tutti i dipendenti la cui sede di lavoro si trovi nel meridione
  • Il Piano di Ripresa e Resilienza
  • Il PNR integrato con le linee guida del Def
Con i vari obiettivi da perseguire che fanno parte attiva di questa strategia cosi ampia come le dicevo:
  • Una nuova alleanza di sistema tra Aree interne e le Aree urbane in un rapporto di reciprocità e cooperazione su servizi e su politiche urbane
  • Innovazione sociale nelle aree montane e interne che caratterizzano la geografia sociale del paese, e la morfologia del territorio
  • Una sperimentazione forte in termini di politiche culturali come fattore di sviluppo economico per le Aree interne e l’attivazione di questo paradigma a livello di politiche nazionali
  • Investimenti in scuola, formazione, e medicina di territorio, edilizia scolastica, infermieri di comunità
  • Meccanismi di premialità per aree più virtuose in termini di efficacia e di efficienza
Ma gli obiettivi ambiziosi che ci siamo dati non saranno raggiunti senza un vero ammodernamento della pubblica amministrazione, senza un cambio di metodo nella progettazione e programmazione delle politiche di intervento e nell’indirizzo di investimento. Senza un vero protagonismo partecipato e attivo da parte di tutte le soggettività socio economiche di un dato territorio, o di un ecosistema,affinchè esse diventino volano dello sviluppo della comunità e della coesione sociale.
In quali aree di investimento si potrebbero concentrare le politiche di coesione, e i fondi europei di varia natura?
In parte le ho già risposto precedentemente, ma a mio avviso il fattore centrale oltre il metodo di programmazione è avere la visione di sistema che superi la dicotomia tra i due approcci tradizionali allo sviluppo place based e quello settorialista.
La giusta misura è quella caratterizzata dalla governance multi livello e interistituzionale, con un controllo sui risultati della progettazione, lo stato deve accompagnare i territori senza incorrere per materie dirimenti alla filosofia del bando come LEA o LEP, con per esempio la presa visione di indicatori come tasso di ospedalizzazione , tempi di intervento urgenza ecc quivi deve decidere e intervenire la Politica, la classe dirigente in termini di influenza e di fare sistema.
Oltre ai temi elencati come priorità del paese dovremo intervenire con urgenza su:
  • Capitale umano e Lavoro, responsabilizzando da questo punta di vista le imprese degli ecosistemi produttivi e le strutture formative deputate
  • Digitalizzazione nella catena del valore dell’innovazione industriale e della Pubblica Amministrazione
  • Green economy e transizione energetica
  • Un Piano di prevenzione nazionale contro il dissesto idrogeologico
  • Rafforzamento del Pilastro sociale e delle politiche per invecchiamento attivo
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