Conversazione con Amarildo Arzuffi. Formazione, sviluppo e sostenibilità

Rifletteremo con Amarildo Arzuffi, direttore area Formazione di Fondimpresa, pedagogista, specializzato in educazione degli adulti e formazione continua, dal 1994 al 2004 direttore e poi amministratore delegato dell’Associazione “Smile”, ente nazionale di formazione riconosciuto dal ministero del lavoro. Arzufi è anche autore di numerose pubblicazioni come “Guida alla Formazione continua” del 2004, e “Le Formazioni Possibili, Esperienze di blended training delle piccole imprese” del 2011, entrambe Franco Angeli edizioni.
In qualità di direttore della formazione di Fondimpresa, la crisi sanitaria in atto come sta modificando la formazione e la sua erogazione?
In prima istanza, con la crisi sanitaria che stiamo vivendo abbiamo un ricorso forte e prevalente all’apprendimento a distanza e l’emergere di prassi formative che già accompagnavano e caratterizzavano i processi e i percorsi di trasformazione.
Il digitale stava già modificando la formazione in tutta la sua globalità, ma ora è diventato l’elemento imprescindibile del sistema organizzativo delle imprese e degli enti formativi con alcune eccezioni come alcuni cluster o lavoratori da formare, la cui manualità on the job non può che avvenire in maniera sincrona e in presenza.
Si guardi al comparto del benessere. Parliamo in questo caso di formazione iniziale caratterizzata dal “saper fare”.
Contiamo che ritornando alla normalità il digitale possa essere parte attiva di una strategia complessiva, il cui elemento principe sarà la presenza fisica dei processi formativi e di erogazione per il quadro che andrò a descrivere:
  • Molteplici persone soffrono e non apprendono attraverso la didattica a distanza, per la freddezza del mezzo, preferendo una formazione di aula;
  • Il digitale sarà sviluppato nei grandi processi di formazione dei grandi aggregati industriali e manifatturieri della fabbrica 4.0, come il nuovo gruppo Stellantis, per ovviare alle problematiche inerenti organizzazione, timing della formazione degli addetti che sempre più diventa elemento centrale di concorrenza internazionale in termini di innovazione di processo e di prodotto;
  • Il nostro sistema produttivo è caratterizzato da nanismo tecnologico e da un numero importante di piccole e medie imprese con basso tasso di innovazione e di capitale umano; le quali guardano con diffidenza e a volte con difficoltà di progettazione al digitale applicato alla formazione;
  • Altro fenomeno in espansione con la crisi sanitaria e la spinta al digitale è una polarizzazione tra chi ha le competenze e le skill per governare tali processi attraverso la “partecipazione cognitiva” e chi ne è completamente sprovvisto;
  • Una nuova geografia del mercato del lavoro che rende evidente le disuguaglianze e la questione della coesione sociale.
Nello sviluppo delle competenze quale posto per quelle inerenti ai mestieri di Green Jobs?
Il Fondo nel quale dirigo l’area formazione “Fondimpresa”, Fondo interprofessionale per la formazione continua di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, si sta muovendo in tal senso, cogliendo il cambio di paradigma e l’enorme opportunità del Next Generation Ue che inerisce i processi del della digitalizzazione, la transizione energetica, l’economia circolare.
Con i due grandi capitoli “Digitale ed Economia circolare”, stiamo attuando una pianificazione forte, contaminandoci con associazioni del settore come la Fondazione Symbola, ridisegnando la nostra programmazione e la nostra progettazione di azioni formative.
Seguiamo con grande attenzione la trasformazione del lavoro, l’entrata sul mercato dei nuovi lavori in particolare sulle manutenzioni dei beni; tema dirimente per la rigenerazione urbana e lo sviluppo delle città e quindi in maniera sistemica con lo sviluppo sostenibile.
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