La Quinta Mafia

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Le mafie in provincia di Latina non ci sono. Lo hanno affermato per anni alcuni politici, imprenditori, rappresentanti istituzionali e, a volte, anche giornalisti pontini. Una tesi rassicurante, soprattutto per le mafie. Perché le mafie in realtà sono presenti nel pontino da decenni e nel corso degli anni sono riuscite a consolidare la loro struttura e organizzazione, realizzato obiettivi fondamentali, determinato attentati e omicidi, stretto accordi anche con una parte della politica sia locale che nazionale e con una parte non secondaria dell’economia, coordinano le loro attività riuscendo a sfuggire all’attenzione anche dei più attenti osservatori. I loro profitti, nonostante i sequestri e le confische, sono cresciuti esponenzialmente. Eppure il dibattito, la riflessione e gli strumenti normativi e culturali volti al loro contrasto sono stati aggiornati con drammatica lentezza. Il revisionismo di cui in troppi sembrano portatori ha finito col rallentare l’opera di analisi e contrasto del fenomeno mafioso. Un revisionismo immorale e colpevole che in realtà ha rafforzato i clan, le loro relazioni e i relativi interessi criminali. Clan, interessi e relazioni che in provincia di Latina, come si proverà a dimostrare, si sono costituiti in ragione di una presenza decennale e azioni strategiche puntuali e coordinate in modo assai preciso, sino a conquistare il territorio e a radicarsi in esso in modo definitivo. È proprio in ragione di questa decennale presenza e delle relazioni aperte tra i vari clan nel pontino che pare in formazione una sorta di direttorio mafioso denominato Quinta Mafia.

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