L’ecologia lungo la Nuova Via della Seta – Armenia

Procedendo da est verso ovest nel Caucaso del Sud si arriva all’Armenia. Come nel caso dell’Azerbaigian (http://www.tempi-moderni.net/2020/01/06/lecologia-lungo-la-nuova-via-della-seta-caucaso-del-sud-azerbaijan/), si presenta prima una questione transfrontaliera, per poi addentrarsi nello specifico di alcune questioni ambientali armene.

 

L’Armenia confina con la Georgia e l’Iran, gli altri confini – con Turchia e Azerbaigian – sono chiusi da quando è esploso il confine per il Nagorno-Karabakh. Anche quello con quest’ultimo territorio secessionista è considerato confine, ma sui generis, perché l’Armenia collabora attivamente con il Karabakh ma non lo riconosce. La principale questione ambientale transfrontaliera segnalata dallo studio dell’ENVSEC Initiative in partnership con l’Unione Europea (https://www.osce.org/secretariat/331921?download=true) è quella tra Armenia settentrionale e Georgia del sud. Questa regione riveste un’importanza strategica per entrambi i paesi in termini di sviluppo economico e commercio. Lo studio sottolinea che il cambiamento climatico avrà probabilmente serie conseguenze a causa dell’impatto sulla produzione agricola e dei maggiori rischi di catastrofi naturali. Inoltre, il previsto declino del flusso del fiume transfrontaliero Debed-Khrami può portare a tensioni dovute al deterioramento della qualità dell’acqua.

 

Questioni ambientali e movimenti ambientalisti

La produzione chimica sovietica era levante in Armenia e il suo impatto sulla qualità dell’aria deve ancora essere pienamente compreso e valutato. Più del 70% dell’industria chimica era situata nell’area metropolitana di Yerevan. L’area densamente popolata della capitale e la valle dell’Ararat è un centro di diverse attività economiche con un’alta concentrazione di trasporti e infrastrutture energetiche critiche. L’importanza della zona per l’economia nazionale, la rapida carenza di risorse idriche, ondate di calore e temperature elevate e l’elevata esposizione ai pericoli indotti dal clima stanno contribuendo a fare dell’area una zona a rischio sicurezza ambientale.

L’inquinamento dell’aria e del suolo sono fonte persistente di preoccupazione. L’area di smaltimento di Nubarashen è tornata sotto i riflettori quando l’opposizione ha portato contenitori di liquami da Nubarashen al sindaco della capitale.

A questo proposito va sottolineato che i gruppi ambientalisti in Armenia sono molto attivi e che il livello di mobilitazione ed attenzione sono elevati, con significativi successi, anche negli ultimi anni. Ma la questione ambientale è stata sotto l’occhio critico dell’opinione pubblica già dagli ultimi anni del regime sovietico. Il movimento ambientalista armeno, in tutte le sue frange ed espressioni ha guadagnato slancio negli ultimi anni dell’URSS, in particolare dopo il disastro di Chernobyl e il tragico terremoto di Spitak (1988) che ha rivelato la scarsa qualità del materiale da costruzione. Negli anni della guerra del Karabakh il movimento ha perso parzialmente la sua forza. I recenti gruppi di base e le mobilitazioni di massa segnalano un rinnovato impegno e attivismo. Sono venate di ambientalismo tutte le grandi manifestazioni che hanno portato al cambiamento di politiche del governo e poi del governo in toto, da Electric Yerevan nel 2015 alla Rivoluzione di Velluto nel 2018.

La spiccata attenzione alla questione ambientale affonda le proprie radici sia appunto nelle tragiche conseguenze del terremoto che avevano messo a nudo le grandi carenze in termini di gestione del territorio, del rischio di disastro naturale, dei materiali di costruzione, ma anche al depauperamento ambientale che gli anni di guerra e miseria hanno causato. La perla idrica dell’Armenia, il lago Sevan, è stato depredato delle proprie specie per sedare la fame. A questo si è aggiunta la crisi relativa all’ecosistema del lago. Il basso livello dell’acqua ha aumentato il contenuto di azoto e la crescita delle alghe e più in generale l’equilibrio ecologico del bacino, che rimane caro orgoglio nazionale, ma sofferente. Altrettanto si dica per le splendide foreste che ricoprivano questa parte della catena caucasica. Solo il 7-8% o il paese è coperto da foreste a fronte del 35% del periodo zarista.

La questione idrica non si limita al lago Sevan, ma rischia di impattare la regione di Vayots Dzor in particolare, che si trova nel sud est del paese. L’Armenia sud-orientale è la regione meno popolata dell’Armenia dove agricoltura, produzione di energia idroelettrica e turismo dominano il settore economico. Gli ecosistemi aridi e semi-aridi della regione sono altamente esposti a variazioni di temperatura, inondazioni, forti piogge e siccità. Vayots Dzor è particolarmente vulnerabile agli impatti dei cambiamenti climatici, data l’elevata dipendenza della regione dall’agricoltura irrigua. Per tutta l’area di prevede un declino delle risorse idriche e il cambiamento climatico innescato dal degrado del territorio potrebbero minare la sicurezza ambientale e la stabilità demografica.

 

Industria mineraria e oligarchia

Nel sud armeno le attività economiche sono dominate dalle miniere. L’economia della regione dipende anche dalla produzione di energia e dall’agricoltura. Molto probabilmente il cambiamento climatico comporterà un aumento della frequenza e dell’entità dei pericoli naturali nella regione e metterà le persone e le attività economiche (in particolare il settore minerario) a rischio di causare ulteriori danni ambientali.

Una delle questioni più controverse è quella di Amulsar. Amulsar è una miniera d’oro e il suo progetto di sfruttamento è stato sin dall’inizio molto problematico.

La costruzione della miniera d’oro è in contrasto con la legislazione nazionale e le convenzioni internazionali per la protezione della natura. L’area ha ecosistemi ricchi di acqua e biodiversità, con un certo numero di specie della Lista Rossa. La miniera confina anche con i più grandi e strategici bacini idrici dell’Armenia, uno dei quali è direttamente collegato al lago Sevan.

Nel 2018 i residenti locali hanno bloccato l’accesso alla miniera d’oro. L’85.7% di essi lamenta impatti negativi sulla salute, come un aumento degli attacchi asmatici, malattie polmonari, pelle secca, mal di testa e insonnia.

Nel 2019 il nuovo governo ha ordinato quattro studi di impatto indipendenti e ha istituito un comitato investigativo per valutare la possibile negligenza, o evidenza di corruzione, connessa all’accordo con la società sviluppatrice. E qui la questione ambientale si lega con quella della struttura sociale armena in cui una classe ben distinta – gli oligarchi – hanno detenuto e largamente detengono ancora gli appalti per i grandi progetti anche a forte impatto ambientale.

I contratti di Amulsar sono datati 2014 e la valutazione di impatto ambientale 2016, gli anni in cui era Ministro della protezione della natura Aramayis Grigoryan. Grigoryan è un cognome che conta nell’oligarchia armena.

Aramayis Grigoryan è stato inquisito per Amulsar. Un sito web online ha rivelato che il capo del comitato investigativo, Yura Ivanyan, è un parente di Grigororyan. Ivanyan non ha rivelato la loro relazione familiare quando nominato e, indipendentemente dall’indignazione pubblica, non è stato rimosso dalla sua posizione.

Manovre accorte, una solida rete per proteggersi e un’immensa fortuna in un paese con un alto tasso di povertà e il potere ad essa connesso, hanno finora protetto grandi oligarchi armeni dalle campagne anticorruzione e di lustrazione presentate dal nuovo governo.

Come la nuova Armenia gestirà queste questione si vedrà negli anni a venire. Così come gestirà la grande spina ambientale di Medzamor. La centrale nucleare di Medzamor è stata chiusa e riaperta nel 1996 e fornisce circa il 25% dell’energia nazionale. Sta invecchiando e non è sicura. Ci sono progetti per sostituirla, ma con un’altra centrale nucleare – in un paese che è altamente sismico.

Fukushima mon amour.

More from Marilisa Lorusso

L’Ecologia lungo la Nuova Via della Seta Quinta Parte – Kirghizistan

Con questa tappa, il Kirghizistan, si comincia a salire sulle alte vette...
Read More