L’ECOLOGIA LUNGO LA NUOVA VIA DELLA SETA: GEORGIA

Il quadro georgiano

Dopo la caduta dell’URSS la storia della Georgia ha seguito percorsi tumultuosi. Due conflitti, un colpo di stato, una rivoluzione colorata.

Una lunga fase di stagnazione economica i cui effetti si sono visti anche sul clima. Le emissioni totali di gas a effetto serra in Georgia hanno iniziato a diminuire drasticamente dopo il 1990. Dal 1991, la quota del settore energetico nel complesso le emissioni sono diminuite quasi continuamente.

Dopo la rivoluzione colorata, la Rivoluzione delle Rose, la crescita economica del paese è lentamente ripartita. Per quanto riguarda il settore industriale, la produzione georgiana è costituita da macchinari, miniere, industria chimica, ferroleghe, legno, vino e minerali, nonché la rinomata acqua minerale, prodotto leader fin dai tempi sovietici.

Per quanto riguarda la produzione agricola le culture tradizionali includono uva, grano, mais, frutta e tè. Anche in Georgia ci sono campi di nocciola dove vengono prodotte le nocciole della Nutella Ferrero.

La viticoltura e la produzione vinicola sono tra le più vitali e le più antiche attività agricole che sono state svolte per secoli nel Caucaso meridionale e in particolare in Georgia. (informazioni e dati seguenti sono liberamente citate da http://www.envsec.org/publications/climatechangesouthcaucasus.pdf)

Sia l’archeologia che la storia mostrano che la Georgia coltivava viti e praticava la produzione vinicola più di 7000 anni fa. Per molti aspetti l’identità della Georgia è strettamente legata alla produzione vinicola, che era molto popolare tra l’ex Unione Sovietica e che ha ancora un mercato di profilo internazionale. Un clima mite con un numero sufficiente di giorni di sole, con inverni senza gelo e aria umida in combinazione con terreni fertili, ricchi di minerali e acque sorgive e pulite, cui si aggiunge un’ampia varietà di specie endemiche offrono condizioni eccezionali per la produzione di vino ma anche di brandy e superalcolici.

La quota totale di agricoltura nel PIL del paese è circa il 10-14%, con la viticoltura e la produzione vinicola che giocano un ruolo molto importante. Il rischio è posto quindi dal cambiamento climatico che potrebbe impattare seriamente sul settore, in particolare l’aumento delle catastrofi naturali e il riscaldamento globale. Già le temperature del Mar Nero segnano un rialzo superiore a quelle del Mar Mediterraneo, con effetto a catena sugli ecosistemi che dipendono al bacino e sulle coltivazioni e produzioni ad esso legate.

 

La catena caucasica

La Georgia nord-occidentale è una zona montuosa che ospita importanti siti culturali e naturali nazionali. Al di là del turismo l’area soffre di alta povertà e infrastrutture meno sviluppate che la zona costiera e la capitale. La regione dell’Alto Svaneti è sempre stata una meta turistica molto popolare. Ospita paesaggi naturali incontaminati, e appunto un eccezionale patrimonio culturale. L’accesso a questa regione non è mai stato facile a causa della sua topografia e di infrastrutture fatiscenti. Progetti di risanamento delle infrastrutture, la costruzione di hotel e un nuovissimo aeroporto a Mestia, la capitale regionale, hanno reso più accessibile l’area. Il numero di visitatori è raddoppiato negli ultimi anni, la stazione sciistica è operativa per circa sei mesi all’anno. È stato sviluppato a Hatsvali, un resort vicino a una delle vette più affascinanti della Georgia, Ushba che raggiunge i 4.710 m sul livello del mare.

Un numero crescente di turisti significa anche una maggiore pressione sui fragili ecosistemi naturali. La questione della sostenibilità è nell’agenda degli operatori di settore, ma oltre alla pressione antropica dovuta a maggiore fruizione si aggiunge un fattore legato al cambiamento climatico. Si va incrementando il rischio valanghe e in generale alterazioni legate all’aumento previsto della temperatura e alla diminuzione delle precipitazioni. L’esposizione ai rischi naturali e alla ritirata glaciale che dovrebbe aumentare nel tempo può diventare una grande sfida per il sostentamento della popolazione locale e lo sviluppo economico. Una frequenza e intensità crescenti di valanghe è stata rilevata negli ultimi decenni del 20 ° secolo.

 

La costa del Mar Nero

La zona costiera georgiana del Mar Nero è considerata l’area più vulnerabile ai cambiamenti climatici in Georgia. È una fascia di terra di importanza strategica per il paese poiché serve da corridoio di trasporto regionale ed è un’area importante per l’agricoltura, l’energia, il turismo e l’industria. Batumi, la capitale della Repubblica autonoma di Adjara è stata interessata da ingenti investimenti e costruzioni. La fascia costiera è sviluppata, da essa si dirama una fitta rete di ferrovie e autostrade che ne seguono anche la costa. Vi si locano importanti città industriali e portuali comeBatumi, Poti e con i progetti di sviluppo in corso, Anaklia. (http://www.tempi-moderni.net/2020/01/06/lecologia-lungo-la-nuova-via-della-seta-caucaso-del-sud-azerbaijan/). La città portuale di Sukhumi che pure potrebbe fare parte di questo sistema infrastrutturale ne è esclusa, poiché si è sottratta alla sovranità di Tbilisi dopo due guerre. Oggi è la capitale dell’autoproclamata Repubblica di Abkhazia, ospita una forza militare russa di 3500 soldati, ha visto dimezzata la propria cittadinanza e vive una travagliata realtà politica, economica e di sicurezza. (https://www.balcanicaucaso.org/aree/Abkhazia/Abkhazia-la-caduta-in-disgrazia-di-una-presidenza-de-facto-198878)

Al di là della questione abkhaza, il cambiamento climatico sta picchiando duro sulla costa del Mar Nero. I danni causati da inondazioni negli ultimi tre anni è stato stimato di 65 milioni di dollari.

Alcuni studi suggeriscono che il delta del fiume Rioni sia il più area vulnerabile, poiché registra già un aumento del livello delle acque marine e della forza distruttive delle mareggiate, con conseguente erosione della costa. Si ricorsa che l’erosione della costa rappresenta un grave danno non solo per le strutture turistico-recettive, ma anche per il sistema infrastrutturale che su essa si snoda, un fenomeno ben chiaro – per fare un paragone – con i rischi dei binari e mare e dell’Aurelia e strade ad essa collegata in Liguria.

 

Le comunità e l’ambiente

La Georgia ha una comunità di sfollati per disastri naturali. Più di 20.000 persone sono stateevacuate dalle loro case tra il 1970 e il 1987. Si contano in migliaia le località danneggiate dalle frane. Si stima che i flussi di fango causino danni di circa 100 milioni di dollari all’anno. Nel complesso i danni economici causati da flussi di fango in Georgia per il periodo 1987-1991 ha superato 1 miliardo di dollari, un dato che ha raggiunto i 330 milioni nel periodo 1995-2008.

I rifiuti urbani vengono smaltiti in discariche mal gestite. L’inquinamento atmosferico è un problema nelle principali città, in particolare a Rustavi che ha una gigantesca acciaieria, altri metalli e prodotti chimici. Il traffico contribuisce grandemente all’inquinamento dell’aria e in generale, per lo scarso rispetto del codice della strada, all’abbassamento della qualità della vita.

Il fiume Kura e il Mar Nero sono fortemente inquinati da rifiuti industriali. A causa dell’inquinamento idrico e della scarsità di trattamento delle acque, l’incidenza delle malattie digestive in Georgia è elevata.

La società civile georgiana è piuttosto attiva e l’ambientalismo è molto sentito, specialmente nelle aree urbane. I gruppi ambientalisti hanno ottenuto successi in passato, ma si trovano ad affrontare nuovi ostacoli con l’attuale leadership che si sta rendendo protagonista di grandi processi di cementificazione. (https://www.balcanicaucaso.org/aree/Georgia/Il-progetto-Panorama-Tbilisi-ecomostri-in-citta-186839)

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